Produceva e sfornava il pane in casa a Modena senza autorizzazioni

Nas e ispettorato del lavoro scoprono un'attività senza alcun permesso Il forno in cortile. Multato 67enne, sequestrati spazi e attrezzi per 100mila euro

MODENA Il buon pane di una volta... Quello dai sapori veri, come fatto in casa, magari ottenuto con una sapiente cottura in un forno non elettrico, ma a mattoni, dove il calore è più uniforme e...

Sono considerazioni ricorrenti, momenti nostalgici che rimandano a prodotti artigianali, a ritmi produttivi che nulla hanno a che fare con lo sfornare continuo di cibarie dell’attuale sistema industriale. Qualcuno però, magari non spinto da nostalgia o da un recupero di antiche tradizioni ma solo da una sua personale voglia di businness, ha deciso di produrre il pane in casa. In casa, nel vero senso della parola.


Una porzione, al piano interrato, di una abitazione in strada Albareto era stata infatti trasformata in un panificio fai da te, con tanto di laboratorio per la panificazione e la lievitazione.

Il laboratorio era di fatto ricavato all'interno di un edificio ad uso abitativo. E il forno? In mattoni, ma all’esterno della casa, pronto a sfornare chili e chili di pane. Peccato però che il panificio in casa non avesse alcuna autorizzazione. È quello che hanno scoperto l’altra mattina i carabinieri di Modena, che hanno effettuato uno specifico controllo assieme ai Nas, Nuclei anti sofisticazione e sanità e all’Ispettorato del lavoro.

In sostanza è stato accertato che si trattava di una attività di panificazione del tutto abusiva: i militari, alla fine del loro accertamento, hanno sequestrato 72 chili di pane, il forno all'esterno della casa e una porzione di immobile adibita a laboratorio per la panificazione. È stata comminata una multa di 4mila euro ai danni di un 67enne, nativo e residente a Formigine, che è stato ritenuto il responsabile di questo lavoro abusivo di panificazione.

I carabinieri del Nas e l’ispettorato del lavoro hanno accertato che era stata avviata un'attività produttiva, sprovvista però dei necessari permessi e del tutto sconosciuta alle autorità. Come riferito dagli stessi carabinieri, il laboratorio era di fatto ricavato all'interno di una casa, un edificio ad uso abitativo e non lavorativo, sprovvisto quindi delle caratteristiche per ospitare una qualsiasi attività artigianale e quindi privo anche delle condizioni igienico sanitarie che questo comporterebbe. Fine dunque del “pane fatto in casa”. I carabinieri hanno provveduto a sequestrare tutto, dall'attrezzatura per panificare al laboratorio stesso, la parte di casa “produttiva” dell’attività illecita. A conti fatti si tratta di un sequestro da circa 100mila euro.

Sono in corso inoltre indagini per verificare dove il pane prodotto venisse venduto: a detta dei carabinieri è assai probabile (e in questo senso si indaga) che si fosse creato un giro e che quel pane, senza alcuna tracciabilità, finisse negli scaffali di qualche rivendita compiacente. —

S.TO

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