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Scuole Mattarella. Le lacrime sono un diritto Così vacilla lo stereotipo

Destinazione Mattarella per i laboratori in classe di questa settimana. In 5 A e in 5 B primaria nei giorni scorsi si è svolto un percorso sulle Pari Opportunità. Un argomento importante, spinoso e anche scivoloso.

MODENA. Destinazione Mattarella per i laboratori in classe di questa settimana.

In 5 A e in 5 B primaria nei giorni scorsi si è svolto un percorso sulle Pari Opportunità guidato da Eva Pigliapoco. Un argomento importante, spinoso e anche scivoloso.


Il problema degli stereotipi infatti è che a volte sono subdoli. E c’è anche il rischio che la stessa lotta agli stereotipi diventi uno stereotipo.

Nelle due quinte la “caccia allo stereotipo” è iniziata leggendo due volumi (usciti da poco) di Beatrice Masini, che nelle intenzioni, forse, gli stereotipi volevano abbatterli anche se i titoli “101 buoni motivi per essere una ragazza” e “101 buoni motivi per essere un ragazzo” (Rizzoli) strizzano l’occhio ad altre pubblicazioni degli anni scorsi. Di sicuro c’è che, almeno in questo caso, chi li ha scritti è una garanzia di qualità.

Dopo aver scritto i buoni motivi per essere un ragazzo e per essere una ragazza è iniziato il dibattito.

«La domanda-stimolo – ha raccontato Eva Pigliapoco - è stata: quali balloon di un cartellone potrebbero, per osmosi, passare e star bene anche nell'altro cartellone? E li abbiamo evidenziati con dei bollini. Alcuni punti sono passati dall'altra parte senza nessun punto di vista contrario: essere aggressivi o chiacchieroni, fare sport… Alcuni punti hanno innescato un bel confronto: mettersi la gonna, colorare le unghie, tagliare i capelli, giocare a poker, sputare, guidare caccia militari... Altri ancora hanno fatto "aprire" alcuni ragazzi e alcune ragazze: giocare con le bambole, a travestirsi, a calcio, a mamma e papà...».

La conclusione?

«Gli studenti – spiega Pigliapoco - hanno verificato che è stato più facile spostare i diversi punti dal cartellone sui maschi a quello sulle femmine che non il contrario. Si sono chiesti come mai. Hanno iniziato a farsi delle domande. Qualcuno pensa sia una questione di educazione. Qualcun altro invece pensa che si nasca con delle caratteristiche. Si sono accese delle lampadine quando L. ha detto che in campo, a calcio, per offendere qualcuno gli si urla contro di "non fare la femminuccia". E la stessa espressione viene detta a qualcuno, maschio, che vuole piangere. Le lacrime sono un diritto di tutti, hanno sostenuto. Come anche il poter essere una schiappa a calcio. Le femmine, al contrario, non si sentono offese se qualcuno dice loro che "sono dei maschiacci". Anzi, a volte è perfino un complimento. Non vogliono sentirsi "perfettine" o "deboli". Nel circle time finale, ognuno ha cercato di descrivere con delle percentuali gli "ingredienti” che sentiva essere presenti dentro di sé».

«Davvero è stato bellissimo – ha concluso Pigliapoco - vedere con quanta naturalezza le risposte non sono state condizionate dai titoli (ragazzo o ragazza), ma solo dalle caratteristiche espresse nei diversi balloon». —

M.T.