Zero14/ Maria Montessori e il “buco nero” che l’ha risucchiata

Illustrazione di S.M.L. Possentini da "Il paese delle balene" di Janna Cairoli, Corsiero editore

Il suo metodo ormai è seguito ovunque ma non nella sua terra. C’è chi indica  il nuovo orizzonte, l’intelligenza sociale

MODENA. Un centinaio di anni fa, attraverso numeri e formule complesse, viene data forma alla teoria della relatività generale e si ipotizza – anche - l’esistenza dei buchi neri. Un secolo dopo, grazie a un’elaborazione grafica di dati radio, una immagine fa il giro del mondo: si tratta della prima “foto” di un buco nero.

Certo è che chiamare “Orizzonte degli Eventi” quella linea oltre la quale spazio e tempo si deformano fino a ridurre tutto allo stato di energia ha un che di poetico. Da lì nulla può più uscire fuori, nemmeno la luce. Che poi, a vederlo così, di sfuggita, quel buco nero circondato da una spirale di materia incandescente in effetti un pochino ricordi una ciambella flambé (o una “Alpenliebe sfocata”, come ha scritto Luca Perri, astrofisico per vocazione e divulgatore per passione) o ancora un tortellino (eh sì, goliardici, gli emiliani) è altro discorso.


Sempre un centinaio di anni fa, Maria Tecla Artemisia Montessori, educatrice, pedagogista, filosofa, neuropsichiatra infantile (fu la terza donna a laurearsi in medicina, nel 1896, con la specializzazione in neuropsichiatria) e scienziata, con i suoi studi (e le sue scuole) rivoluziona il mondo della pedagogia, mette al centro il bambino e arriva a scrivere che “per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari”, oppure che “i genitori non sono i costruttori del bambino, ma i suoi custodi” e non esita a sottolineare che “è necessario che l’individuo adulto cerchi di acquistare una intelligenza delle necessità infantili e sappia frenare il proprio orgoglio di plasmatore”.

La “questione Montessori” è curiosa: mentre all’estero il metodo montessoriano viene considerato fin da subito all’avanguardia e le scuole anche oggi sono in costante aumento, così come sono sempre più richiesti i Centri di Formazione per insegnanti che desiderano aderire a questo progetto educativo, la Montessori nelle aule italiane ci entra proprio pochino.

Eppure, proprio in questi anni le scoperte delle neuroscienze sul funzionamento del cervello stanno confermando molti dei principi su cui si basa l’apprendimento (anche) secondo il metodo montessoriano e superando piano piano quel sottile “Orizzonte degli Eventi” che segna una linea di confine tra il “prima e dopo” nei concetti di educazione e apprendimento. O almeno dovrebbe. Perché in realtà, ha ricordato anche il professor Vito Giannini, dirigente vicario di un istituto comprensivo romano, formatore e counselor, durante una conferenza che si è tenuta a Modena qualche giorno fa, non è che genitori, docenti e formatori siano ahimé molto informati su come funzioni, davvero, il cervello umano. E questo porta inevitabilmente a disagi nella comprensione, disastri nell’apprendimento e sempre meno efficaci rapporti relazionali familiari.

Per diventare un genitore (ma anche un insegnante) efficace, è fondamentale partire – ha sottolineato Giannini – da quella che viene chiamata “l’intelligenza emotiva”, ovvero acquisire buona cognizione di sé, padronanza di sé ed empatia e cambiare l’organizzazione mentale per arrivare a una capacità di relazionarsi con gli altri in maniera efficiente (“intelligenza sociale”) e diventare così referenti davvero segnanti. —