Attenti al lupo, ma senza allarmismi: branchi avvistati anche in pianura a Modena

Affollato incontro della Federcaccia: «Sono stati segnalati tra San Cesario e Panzano e pure a Modena Nord»

MODENA. I lupi sono tornati e bisogna farci i conti, senza isterie ma anche senza sottovalutare il problema. E soprattutto senza farne un problema ideologico, tra chi è pro e chi è contro alle doppiette.

È questo lo spirito con cui la Federcaccia ha organizzato l’altra sera un incontro con il biologo Matteo Carletti, per fare il punto sugli avvistamenti di alcuni esemplari di lupo che vengono segnalati con sempre maggiore frequenza non solo in Appennino ma, ad esempio anche nel quadrilatero delle frazioni attorno a Castelfranco.

Dal Ponte di S.Ambrogio alle campagne di San Cesario, passando per Panzano, Piumazzo, il Panaro, Castelfranco e dintorni sono molte le telefonate che avvisano di volta in volta i Vigili del Fuoco, i carabinieri e i servizi veterinari. Chiamate quasi sempre incredule, ansiose, talvolta con un allarme neanche mascherato e chiedono cosa è possibile fare per eliminare il pericolo.

«Si tratta di fauna selvatica - puntualizza Adriano Giovanardi, presidente della sezione comunale di Castelfranco che assieme alla consigliera Anna Muzzioli ha organizzato l’iniziativa - e su questo la legge sulla caccia non ammette scorciatoie. Al momento per il lupo non ci sono piani di abbattimento previsti, neanche per ipotesi. Ma quegli animali che passano da una vigna a un frutteto, persino in qualche parco all’alba, o che si incrociano lungo le strade creano molto allarme. Noi crediamo che occorra informare la popolazione dando indicazioni e consigli pratici, evitando che ci siano tentativi maldestri di abbattimenti, soprattutto per chi vive in zone isolate. Naturalmente ci hanno parlato anche di trappole e bocconi avvelenati, ma questi possono diventare letali anche per gli animali di casa, per cani e gatti. Insomma, occorre cominciare a discuterne per capire cosa fare».

Una linea di attenzione e prudenza la sua, seguita anche da altri esponenti del mondo venatorio. L’ultima cosa da fare in questa stagione, con la discesa in pianura dei clan famigliari con i cuccioli, è proprio una guerra con i militanti animalisti e con quelli che si battono da anni contro la anticaccia.

«In effetti - spiega il biologo Matteo Carletti, che dall’ università ha iniziato a conoscere questi animali, su cui ha svolto anche il dottorato di ricerca  - il lupo suscita più paure che pericoli concreti. Sì, è un predatore, ma le sue prede sono altri animali, non certo l’uomo. Capretti, agnelli e altri esemplari domestici, senza contare i resti animali che spesso vengono buttati dagli allevamenti in grandi mucchi alla rinfusa. Anche se in Appennino caprioli e cinghiali sono i bersagli più comuni, le greggi sono il 10% dei casi accertati.

Ora arrivano in pianura e per questo lo si avvista così spesso. Cosa può succedere materialmente per la nostra vita quotidiana? Tanto per cominciare non bisogna lasciare resti di cibo fuori casa, per i nostri animaletti o per altre abitudini, che nel caso del lupo sono pessime. Infatti se si abitua ad avvicinarsi alle case, in campagna o nelle periferie, sapendo che troverà del cibo, allora abbasserà la guardia nei confronti del nostro mondo. E a quel punto veramente ce li ritroveremo in cortile, con problemi di coesistenza e di competizione. Un consiglio che dò spesso è quello di evitare di lasciare cagnolini alla catena in abitazioni isolate, potrebbero diventare vittime. Cosa accadrà in futuro? Non azzardo previsioni. Mi limito a dire che se si dovessero presentare situazioni critiche non sarebbe male attrezzarci con nuclei specializzati per la cattura o, solo in casi estremi, l’abbattimento selettivo, così come hanno fatto in Trentino con gli orsi». —