Gli ultimi angeli custodi dell’ex Campo di Fossoli

Viaggio tra i volontari che ogni giorno si prendono cura del luogo della Memoria  C’è chi portava il pane ai profughi, chi detesta l’incuria e chi vuole solo ricordare



C’è chi ricorda ancora i tempi in cui si veniva a portare il pane ai profughi; chi non sopportava più l’idea di passarci tutti i giorni in macchina e osservarne impotente lo stato di abbandono; e c’è chi non poteva accettare che la storia fosse cancellata dall’indifferenza. Fossoli, ex campo, crocevia drammatico per migliaia di detenuti politici ed ebrei che durante la seconda guerra mondiale da qui sono partiti per i campi della morte di Germania e Polonia.


Gli ultimi custodi della memoria di un luogo che ha visto passare anni più tristi e bui si chiamano Giancarlo Dondi, Silvano Galantini, Gianni Giovanardi, Ivano Gobbi, Luca Goldoni, Ilva Guidetti, Ercole Losi, Dino Lusuardi, Maria Grazia Orlandelli, Fausto Reggiani, Dimes Roncaglia, Luisa Settini, Dimes e Riccardo Sgarbi, Sandra Tabelli, Patrizia Tarabini, Giulia Benetti, Francesca Faglioni, Loretta Magnanini, Elena Ostelli e Massimo Rossini. Sono tutti volontari, sono i custodi di un luogo che oggi si è riappropriato della memoria storica grazie al loro prezioso contributo.

L’ex campo di concentramento di Fossoli - tappa fissa nel percorso didattico di tutte le scuole della provincia, punto di partenza del viaggio della memoria di migliaia di studenti, luogo naturale delle celebrazioni del 25 aprile - quando i volontari hanno potuto metterci (finalmente) piede non si presentava certo così: «Le baracche erano completamente ricoperte dalle erbacce, dentro c’era di tutto, era diventato ormai un non luogo», ricorda Riccardo Sgarbi, tra i primi a rimboccarsi le maniche per restituire alla città questo luogo.

Siamo alla fine degli anni ’90, il campo, che dal dopoguerra in poi ha ospitato i profughi stranieri, poi la comunità dei Piccoli Apostoli di Don Zeno Saltini e successivamente il villaggio San Marco dei giuliani e dalmati provenienti dall’Istria, è dal 1970 in stato di semi-abbandono.

Il Comune di Carpi è riuscito a ottenerne la proprietà solo dopo una Legge speciale del 1984, mentre la gestione alla Fondazione Fossoli è stata concessa nel 2001: «Fin dal principio ci siamo posti l’obiettivo di dare lustro con le nostre possibilità a questo luogo e abbiamo lavorato tanto, partendo dalle cose più banali ma necessarie come recinzione, erbacce, manutenzione ordinaria - ricorda Ercole Losi, presidente dell’Associazione amici del campo di Fossoli e Museo monumento al deportato - Negli anni si sono aggiunte altre persone che condividevano i nostri stessi valori, il nostro impegno è cresciuto sempre di più fino a diventare parte fondamentale e insostituibile del campo».

«Sono una risorsa straordinaria e ci teniamo a ringraziarli per quanto fanno - conferma la direttrice della Fondazione Fossoli, Marzia Luppi - Il loro lavoro costante inoltre ci ricorda che la protezione del bene comune passa attraverso un impegno di tutela che dovrebbe coinvolgere tutti noi».

I volontari fanno i turni per tenere aperto, si occupano della reception, della manutenzione ordinaria e sono quei meravigliosi custodi di una memoria difficile da trovare in qualsiasi testo storiografico. Conoscono nel dettaglio le varie baracche, i punti esatti dove ci sono le incisioni sulle mura degli ex-deportati, le storie private di chi proprio da qui è riuscito a spedire le ultime lettere. Ne conoscono, e tante, perché c’è chi attraversa il mondo per raggiungere Fossoli, guardare l’ultimo luogo in cui il proprio familiare ha vissuto prima della partenza sui convogli della morte. Se oggi il campo di Fossoli svolge la funzione di memoria storica è anche grazie agli ultimi custodi, che non mollano, che non saltano una domenica. E che si appellano ai più giovani. Per continuare a ricordare. —