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Carpi, parla la coppia pestata: «Abbiamo rischiato di morire Adesso prendeteli e metteteli in galera»

L’incubo vissuto da Rossella Setti e Mattia Polisena: «Hanno preso a calci una persona svenuta e non avevano pietà»

CARPI. «Poteva finire molto peggio. Fate presto a cercare gli altri componenti della banda che ci ha pestato a sangue e ci ha aggredito in un’escalation infinita di violenza, senza scopo di rapina, ma per il gusto di fare a gara a chi era più cattivo. Vogliamo che ci vengano risarciti i danni dell’orrore che abbiamo patito. E che quello che è successo a noi non accada mai più».



Il ricordo, i punti, le ferite e i lividi provocati dalla barbara, vile e brutale aggressione sono ancora freschi. Il volto di Mattia pian piano sta guarendo, ma i segni del pestaggio sono ancora vividi, come lo è la ferita ricucita con i punti tra i capelli di Rossella. Mattia Polisena, fotografo, e Rossella Setti (entrambi in foto), educatrice cinofila ed ex campionessa di arti marziali, sono reduci da quello che è stato definito dallo stesso sindaco Bellelli un episodio che “a Carpi non si era mai visto”. A distanza di qualche giorno, i due fidanzati ricordano quei terribili attimi.

Cos’è successo, durante quel venerdì da incubo?

«Erano le 3 di venerdì notte, ci trovavamo al Mattatoio, dove suonavano i nostri amici - raccontano Mattia e Rossella - Eravamo stanchi, così abbiamo deciso di andare a casa. Abitiamo a 600 metri dal locale. Appena usciti e svoltato l’angolo abbiamo imboccato via Bellentanina (il vicolo che unisce le vie Pio e Carducci, ndr). Lì capita sempre di incrociare qualcuno, ci siamo incamminati tranquilli. Arrivati a metà della via, di punto in bianco, siamo stati aggrediti, strattonati, provocati. Ci hanno messo subito le mani addosso».

Qualcuno di loro vi ha minacciati per avere telefono e portafoglio in cambio?

«No, non è stata una rapina. Il branco di otto persone, tutti giovani e stranieri, ha iniziato a pestarci subito, senza dire nulla. Era una gara a chi era più violento, il classico atteggiamento di chi vuole fare vedere che è più brutale al resto del branco. Non li conoscevamo. Quindi, crediamo di non essere stati scelti per un motivo preciso. Siamo stati un bersaglio casuale, piuttosto. Non ricordiamo la loro fisionomia, ma sappiamo che erano tutti a volto scoperto. Se fossero stati travisati, non ci saremmo incamminati per la via».

Cos’è accaduto in quegli attimi terribili?

«Mattia è caduto a terra, privo di sensi - aggiunge Rossella - Io ho tenuto botta fino a quando un nostro amico ha chiamato aiuto. Il tutto può essere durato dai cinque ai 10, interminabili, minuti. E l’aspetto ancor più cruento nella vicenda già di per sè terribile è che tutti continuavano a colpire ripetutamente Mattia anche se era per terra, svenuto. Continuavano a dargli dei calci in faccia. Lui, infatti, non ha lividi sulle braccia. Durante tutto questo tempo io ho cercato di proteggerlo. Ho assestato colpi a tutti e otto. Fino a quando non mi hanno fermata e colpita con una bottiglia di vetro in testa. Poi è intervenuta la polizia e sono scappati. Uno stava per inforcare la bici, io gli sono volata addosso e l’ho immobilizzato a terra. Ed è stato arrestato».

Qual è stata la diagnosi al pronto soccorso?

«Ho riportato un trauma cranico e facciale. Mi hanno ricucito la ferita con quattro punti e operata sul labbro. Mattia ha riportato una frattura alla mascella, al naso. Più ematomi, abrasioni e contusioni al fianco e al volto. Inoltre, all’ospedale, si è consumato un altro episodio oltre che grave, spiacevole».

Quale?

«La premessa è che il bandito catturato è rimasto ferito alla mano. E un secondo ha imbrattato di sangue il bagno della sala slot di fronte a via Bellentanina. Entrambi sono andati al pronto soccorso, pensando, forse, di inscenare una lite fra loro. Ebbene, hanno cercato di incolpare i nostri amici e i famigliari di essere razzisti, quando ci siamo ritrovati tutti al pronto soccorso. È scoppiato un caos incredibile e quando alcuni nostri amici si sono avvicinati alle loro cose, li hanno accusati di volere rubare i loro abiti firmati...».

Qual è il vostro appello?

«Vogliamo che sia messa in campo qualsiasi azione per trovare gli altri aggressori . E che ci siano risarciti i danni. Come sarebbe finita se avessero avuto dei coltelli? Serve strategia per incastrare queste persone in modo tempestivo. Quanto è successo a noi non si deve più verificare». —