Che bimbo sarai? Provano a scoprirlo le prove Ocse-Invalsi

I test introdotti dal ministro Gelmini si sono evoluti e ora mirano a misurare le personalità. Sollevando tanti dubbi

MODENA. C’era una volta e adesso non c’è più l’esame alle elementari. Abolito nel 1958 quello in terza, è stato anticipato alla seconda elementare fino al 1977. Quello di quinta elementare, invece, è stato cancellato nel 2004.

Alunni e alunne vivono quindi beatamente il loro passaggio di classe in classe, di anno in anno, senza ansie e senza preoccupazioni da esame fino ai 14 anni (esame di terza media / secondaria inferiore)?


Qualcuno dice di sì, ma in realtà non è proprio vero. Lo sa bene chi in queste settimane ha già affrontato (o dovrà affrontare, nel caso della primaria) le prove Invalsi, introdotte dal ministro Gelmini, che coinvolgono, ogni anno, complessivamente circa due milioni e mezzo di studenti delle classi seconda, quinta primaria e terza secondaria inferiore (poi seconda e quinta superiore).

Le polemiche non mancano. Molti insegnanti coinvolti si trovano profondamente a disagio nel dover stravolgere e rinnegare i principi etici e pedagogici che li guidano nel quotidiano, leggendo il “Manuale del somministratore” (sì, esiste) che viene consegnato ogni anno e racchiude i comportamenti da tenere durante lo svolgimento delle prove.

Suggerimenti tipo “rassicura coloro che non fossero riusciti a portare a termine la prova”o “spiegare agli alunni se ritenuto opportuno, che non verrà dato alcun voto per lo svolgimento della prova”. Benissimo rassicurante, peccato che l’esito delle prove di terza media venga inserito nel curriculum dello studente e faccia parte della certificazione sulle competenze del primo ciclo.

E il fatto di cronometrare le prove non è che rassicuri un bambino di sette, otto o dieci anni. “Il Grande Esperimento Invalsi si regge sull’obbedienza gratuita dei docenti” rincara la dose il professor Gianluca Gabrielli, storico, insegnante di scuola primaria e autore di saggi.

Ma le preoccupazioni sulle prove Invalsi, oggi, sono più ampie e si basano su due nuove indagini Ocse-Invalsi introdotte nel 2018 – di cui si parla pochissimo - che portano il nome di “SESS – Study of Social and Emotional Skills” e “LSEC – Longitudinal study of Socio-Emotional skills in the Cities” che sembrano voler misurare nei più piccoli “le dimensioni di base di una personalità normale” che mirano – in sintesi - non tanto e non solo a valutare il grado di competenze “scolastiche” acquisite, ma a creare una scheda, un profilo, una “etichetta”, per usare un termine semplice, che indichi performatività, regolazione delle emozioni, collaborazione, apertura mentale, impegno con gli altri. Per che scopo?

Se fossimo in un romanzo, non ci si stupirebbe di veder apparire, da un momento all’altro, grandi manifesti con la scritta “Il Grande Fratello ti guarda!” come in “1984” di G. Orwell, accompagnato da slogan come “la menzogna diventa verità e passa alla storia” oppure “chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato” o, ancora, “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù”, “l'ignoranza è forza” o scene descritte nel “Mondo Nuovo” di A. Huxley dove l’intera società è controllata. Eh, che dire, un mondo bello inquietante quello dei romanzi fantascientifici e distopici, no? —