Fonderie, protesta in piazza Grande: «Subito investimenti per riaprire le nostre finestre»

Il comitato contro gli odori in via Zarlati ha consegnato 2500 firme in Comune «Servono cambianti concreti prima del trasferimento: la salute è a rischio»

MODENA. «Investimenti per riaprire le finestre». Alla Madonnina l’aria resta pesante. Ieri mattina il comitato Respiriamo aria pulita a Modena ha riacceso il fuoco della protesta le cui braci non si sono mai spente. Davanti alla Preda Ringadora le donne e gli uomini del comitato si sono presentati con la forza di oltre 2.500 firme. Un’attestazione di fiducia dai modenesi (della zona e non) per domandare cambiamenti concreti prima del trasferimento della fonderia di via Zarlati.

Fonderie, odori alla Madonnina: "Vogliamo poter riaprire le nostre finestre"

Chiedono di ridurre gli odori, di effettuare un’indagine epidemiologica mirata nella zona e un monitoraggio continuativo per tenere sotto controllo le emissioni di benzene. «Sappiamo che possono causare problemi psicofisici – ha denunciato Claudia Costetti, avvocato e componente del comitato – per cui l’esposizione a tale sostanza dovrebbe essere zero».


«Gli odori continuano a persistere e sono nauseabondi – ha incalzato Maurizio Ruopolo, esponente del comitato – per cui la gente non ce la fa più. Non vogliamo che la fonderia vada via, ci mancherebbe. Vogliamo investimenti per aprire le finestre, come da anni non possiamo più fare».

Sia Costetti sia Ruopolo reggevano un cartellone con la scritta «Il sindaco ha ignorato la mia firma». Il legale ha fatto riferimento all’articolo 217 del decreto regio 1265/1934, in cui si ribadisce che «il podestà prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza». «Il sindaco è responsabile della salute pubblica, ma ci ha completamente ignorato – ha aggiunto Ruopolo –. La gente è esausta e vuole risposte. Con l’arrivo della bella stagione siamo costretti ad andare al parco per poi venire via subito: è inaccettabile».

I componenti di Respiriamo mescolano scetticismo e delusione. «Il protocollo sottoscritto non è vincolante – ha spiegato il residente – perché non c’è nessun vincolo alla chiusura (prevista per il 31 dicembre 2022). In un articolo è scritto che, nel caso in cui dovessero insorgere problemi, la fonderia resta lì e l’accordo salta. Ci dispiace per i dipendenti, di cui alcuni hanno firmato la petizione. Il protocollo è però una chimera». «Né Pd né Modena Volta Pagina hanno firmato la petizione», ha attaccato Costetti, preparandosi a una mossa funzionale per proseguire nella lotta ambientale: «Ritirare la petizione per evitare problemi burocratici con la prossima amministrazione».

L’amministrazione uscente ha risposto ieri mattina con una nota, diffusa un’ora dopo la protesta. Nel testo il Comune afferma che «la tutela della salute dei cittadini è la prima preoccupazione delle istituzioni». Inoltre, si ribadisce che la chiusura si farà «entro il 31 dicembre 2022, quando scadrà l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), possibilmente anticipando la scadenza se si creano le giuste condizioni». Il Comune rimarca che le «emissioni di Fonderie cooperative sono al di sotto, in alcuni casi abbondantemente, dei limiti di legge sia per le polveri sottili sia per gli altri inquinanti misurati come, per esempio, benzene, fenoli e aldeidi». Benzene che, secondo quanto ribadito dal comitato, dovrebbe essere comunque assente nell’aria respirata alla Madonnina. Si ammette che le sperimentazioni non sono riuscite «a eliminare completamente gli odori, soprattutto quando si verificano condizioni climatiche avverse».



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