Due agenti della Digos alla conferenza stampa Rabbia Pd sulla questura

I poliziotti nella sede di via Rainusso hanno seguito l’evento riservato ai giornali. Fassino: «Episodio inconsueto, ma è frutto del clima che si respira nel Paese»

MODENA. Qualcuno ha ipotizzato che fosse un modo per difendere i politici… dai giornalisti, mentre qualcun altro ha pensato al contrario. Del resto, in sala non c’erano che tre politici e tre giornalisti, dunque difficile avanzare altre ipotesi. Tre politici, tre giornalisti e due agenti della Digos, per la precisione: una sala un po’ troppo vuota per non notare una presenza a cui la politica modenese non è abituata, o almeno non in conferenza stampa.

Così, tra chi si sforzava di ironizzare sulla necessità di controllare i giornalisti e chi invece non ha potuto fare a meno di pensare che queste cose accadevano in altri tempi, un’ordinaria conferenza di fine campagna si è trasformata in un incidente diplomatico che ha mandato su tutte le furie i dirigenti dem.

Ieri mattina il Pd provinciale aveva organizzato una conferenza sulla “Campagna elettorale tra fake news e manette”: un modo per rispondere alle diverse “incursioni” modenesi del ministro e leader della Lega Matteo Salvini, a partire dalla querelle sui reati, ma soprattutto un modo per parlare di una campagna elettorale che ha raggiunto un clima preoccupante, come dimostra il caso del 71enne ammanettato e denunciato a Carpi per aver esposto uno striscione.

Un’ordinaria conferenza - affidata al segretario provinciale Davide Fava e ai parlamentari Giuditta Pini e Piero Fassino - insomma, almeno per una decina di minuti: poco dopo la partenza, infatti, in sala sono entrati due agenti della Digos, mentre un terzo è rimasto fuori ad aspettare.

Una presenza che non poteva passare inosservata, tanto che poco prima della fine il segretario Fava ha chiesto ai presenti di qualificarsi: così, dopo aver spiegato di essere agenti della Questura, i due se ne sono andati insieme al collega che li aspettava. Una presenza che inizialmente ha creato imbarazzo in sala, diventato poi rabbia, dal momento che nessuno aveva avvertito il Pd che tre agenti si sarebbero presentati nella loro sede, entrando in conferenza stampa e ascoltando le parole di Fava, Fassino e Pini. Un fatto quanto meno inusuale, che ha portato il segretario dem a contattare il questore Maurizio Agricola, che si è scusato sia con Fava che con Fassino, parlando di equivoco e di controlli a campione che vengono fatti in campagna elettorale. Una tesi che ha lasciato perplessi i dirigenti del partito, considerato che quello di ieri non era un evento pubblico, ma una conferenza riservata alla stampa nella sede della federazione.

Carpi, arrestato per aver contestato Salvini. Il pensionato: "Ammanettato in modo brutale, grave e assurdo"

E se i dirigenti locali hanno scelto un “no comment” un po’ forzato, a parlare è proprio l’onorevole Fassino: «Senza dubbio si è trattato di un episodio inconsueto - spiega il deputato eletto a Modena - perché può anche starci che vengano a fare dei controlli, ma in questo caso non si entra in sala, ma si resta fuori ad aspettare». Alcuni dirigenti della Questura avevano anche spiegato la presenza della Digos a tutela di Fassino, ma il parlamentare replica facendo notare che «da un anno vengo a Modena tutte le settimane, e francamente non li ho mai visti». La sensazione, in via Rainusso, è che gli agenti volessero ascoltare le parole del Pd sul loro operato: «Noi non abbiamo nulla da dire sul prezioso lavoro della polizia - incalza Fassino - ma piuttosto sull’uso strumentale che Salvini fa delle forze dell’ordine. Una cosa è certa: nel Paese c’è un clima tale che fa sì che si possano ritenere normali cose che non lo sono». —

LA DIGOS SOTTO I RIFLETTORI

Il 9 gennaio

Le prime polemiche che hanno investito la Digos negli ultimi tempi hanno riguardato il manifesto strappato in occasione del ricordo dell’eccidio delle Fonderie. Non si trattava di un manifesto diffamatorio ma a tutti gli effetti di un’opera di alcuni artisti.

L’anziano ammanettato

A Carpi, la settimana scorso, in occasione del comizio del ministro Salvini, un uomo era salito su un tetto di un edificio attiguo alla piazza per manifestare il suo dissenso. Non è appena è stato raggiunto dalle forze dell’ordine, l’uomo di 71 anni è stato ammanettato.

La donna identificata

È bastato un semplice foglio di carta ad una donna per finire identificata dalla polizia domenica a Sassuolo.