Incendio doloso nella chiesetta a San Cesario: magrebino spegne il fuoco

San Cesario. Un raid vandalico ha distrutto i vangeli con le preghiere, le candele e il presepe  Un bimbo ha dato l’allarme e subito il padre è intervenuto per fermare il rogo



Vandalismo o che altro? È questo il dubbio che rimane davanti alle suppellettili della piccola chiesa anneriti o distrutti nella piccola chiesa di San Gaetano a quattro chilometri dal paese.


A salvare la situazione è stato un maghrebino che abita assieme alla famiglia a poca distanza dall’oratorio, come racconta il proprietario dell’oratorio.

«Tutto è avvenuto lunedì sera all’ora di cena - racconta il professor Mario Melli, già docente al liceo Tassoni e ora in pensione, residente a San Cesario - Uno dei quattro figli del vicino ha visto le fiamme ed è corso ad avvisare il papà. Quest’ultimo non ci ha pensato due volte e ha spento con secchiate d’acqua gli oggetti a cui era stato fuoco dolosamente. A quello che ho potuto ricostruire, dalle tracce dell’incendio, chi è entrato ha prima sfilato le quattro candele davanti all’altare, le ha accese e ha fuso la cera usando il tutto per fare un falò assieme ai piccoli vangeli che ho messo a disposizione dei fedeli. Infine ha portato il tutto sul presepe napoletano realizzato da un mio conoscente, fatto con del polistirolo e poi pitturato. Era un piccolo capolavoro mentre ora si è salvato solo qualche parte. Un disastro. E se non fosse intervenuto subito quel signore probabilmente il fuoco si sarebbe propagato all’edificio sacro».

Il prof. Melli ha di fatto adottato, se così si può dire, l’edificio che ha una storia singolare. Sorto probabilmente due secoli fa per opera di una sua antenata da parte di padre, Maria Pia Bosi, fu ricostruito verso il 1930 secondo il gusto neoromanico dell’epoca.

Nella chiesetta, un punto di riferimento per le messe della domenica e i riti del mese mariano da generazioni, c’è ancora la lapide della benefattrice, a memoria della sua sepoltura. «Forse in quel loculo - osserva Melli - potrebbero esserci anche i resti di altri componenti della famiglia, come mi diceva mio padre. Per questo io sono stato sempre attento alle sue vicende e quando è andata all’asta l’ho comprata. È un edificio religioso e me piaceva l’idea di conservarne la memoria e la funzione, prendendomi cura degli arredi e della pulizia, per mantenerla sempre in ordine e aperta a chiunque volesse pregare. Ma dopo questi fatti devo ricredermi».

Niente più apertura fidandosi della buona fede del prossimo. Non si sa se gli autori (o l’autore del gesto) siano stati mossi da ubriachezza o solo da voglia di danneggiare un ufficio sacro, ma intanto Melli ha preso provvedimenti. D’ora innanzi i portoni resteranno aperti o durante le funzioni religiose oppure quando ci sarà qualcuno nelle vicinanze che possa garantirne la sorveglianza, anche con discrezione. —