Moreno Pigoni: «Nella tradizione dei burattini una magia per i più piccoli che fa superare ansie e paure»

Ricco anche quest’anno il programma della rassegna “Burattini d‘estate 2019” nel modenese, che prevede spettacoli a ingresso gratuito, in sedi varie. Non manca in cartellone il nome di Moreno Pigoni, che proprio settimana scorsa è stato tra i protagonisti dell’evento a scopo benefico “in baracca con Alex



Ricco anche quest’anno il programma della rassegna “Burattini d‘estate 2019” nel modenese, che prevede spettacoli a ingresso gratuito, in sedi varie. Non manca in cartellone il nome di Moreno Pigoni, che proprio settimana scorsa è stato tra i protagonisti dell’evento a scopo benefico “in baracca con Alex”. A lui abbiamo rivolto qualche domanda.


La tradizione del burattino nel Modenese e Bolognese è molto sentita. Ci puoi dare qualche informazione storica in più?

«Modena e Bologna assieme a Bergamo e Napoli rappresentano le tradizioni burattinesche italiane. Le due città emiliane possiedono tradizioni autonome e fortemente radicate nell'immaginario popolare, si pensi alla figura di Sandrone a Modena o del dottor Balanzone a Bologna, vere e proprie icone distintive del carattere. A Modena a fine ‘800 si contavano ben 13 punti della città dove si faceva spettacolo di burattini tra i quali la Pomposa, piazza Grande e largo Hannover».

Da dove arrivano le storie che vengono raccontate negli spettacoli?

«Le storie messe in scena dentro al casotto dei burattini sono molto spesso ricavate da vecchi canovacci che si tramandano i burattinai. Ora più che mai possiamo parlare di una rinascita del valore di questo genere di spettacolo, anche perché vivendo in un mondo altamente digitalizzato e che fagocita per i nostri bambini è una occasione davvero diversa quella di assistere ad un intrattenimento dove spesso interagiscono con le teste di legno».

Parliamo anche di Puppet Therapy? In che modo le “teste di legno” possono aiutare un piccolo (e grande) malato?

«L'uso dei burattini negli ospedali e negli ambulatori è una pratica consueta già dagli anni '70, sia in Europa che nel continente americano. L’uso di burattini ha storicamente fornito alla play therapy uno strumento per osservare, educare e sostenere i bambini. Attraverso le figure i giovanissimi possono esprimere le loro paure, ansie ed emozioni. Il gioco aiuta a normalizzare le procedure ospedaliere e contribuisce fortemente a costituire un atteggiamento positivo, di maggior fiducia e autostima. Funziona perché è riconducibile al “giochiamo a far finta che” che i piccoli di tutto il mondo usano da sempre e che ha fondamento nel linguaggio simbolico. Nel burattino si combinano i benefici delle arti creative e drammatiche con la qualità di trasformare le percezioni degli oggetti di uso quotidiano, facendo percepire così l'ospedale come un luogo meno minaccioso dove si può anche giocare, diminuendo la paura. A Modena da tre anni esiste un progetto di valore che ha portato il teatro di animazione nei reparti di Pediatria e Oncologia pediatrica al fine di migliorare la qualità di vita e di cura dei piccoli pazienti. Insieme, medici, maestri, assessori professori e gente di teatro stiamo facendo una cosa davvero fantastica». —