I giovani e il telefonino: i “prigionieri” della tecnologia

Finite le scuole liberi tutti o …prigionieri della rete? La chiamano (anche) iGen perché è la generazione nata con il device digitale in mano, ma lo smartphone che tengono tra le dita scotta. Il rapporto tra i giovani e i giovanissimi con i “telefonini” continua a creare dibattito, e alimentare paure.

MODENA. Finite le scuole liberi tutti o …prigionieri della rete? La chiamano (anche) iGen perché è la generazione nata con il device digitale in mano, ma lo smartphone che tengono tra le dita scotta. Il rapporto tra i giovani e i giovanissimi con i “telefonini” continua a creare dibattito, e alimentare paure. Le domande (e le posizioni) sono più o meno sempre le stesse: quale sia l’età per regalarlo ai figli e il tempo in cui farlo usare, come monitorare le navigazioni, i gruppi, le chat, come parlare di cyberbullismo (e contrastarlo).

Alcuni dati sono allarmanti. Di questi mesi la notizia che una ricerca finanziata dal National Institutes of Health evidenzia cambiamenti cerebrali nei ragazzi che usano schermi più di sette ore al giorno e minori capacità cognitive tra quelli che li usano più di due ore al giorno. Recentissima anche la notizia che l’Oms ha inserito la “dipendenza dai videogiochi” (gaming disorder) tra le 55mila patologie dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (sigla: Icd-11): in Italia sarebbero potenzialmente a rischio circa 270mila ragazzi, in prevalenza maschi, di età compresa tra i 12 ed i 16 anni.


«Non vi è dubbio che la saturazione tecnologica della vita di tutti giorni stia cambiando molte cose nel modo in cui i figli organizzano il tempo, il ritmo di vita, la gestione delle relazioni ma ciò non è di per sé “patogeno” - ha però puntualizzato il neuropsichiatra Stefano Benzoni (del Policlinico di Milano) in una recente intervista - Non causa automaticamente disagio».

Per fortuna qualche ricerca fa anche tirare un sospiro di sollievo, anche se per i nati fino al 2010: i dati dello studio organizzato da Bnp ParisBal Cardif e realizzato da Astra Ricerche, dal titolo “Generazione Z, un futuro che guarda al passato” sui giovani a partire dai 12 anni (fino ai 24) mettono in luce la capacità di molti giovanissimi di convivere con la tecnologia senza grossi drammi e senza perdere il contatto con la realtà. Anche se il 93% degli intervistati dichiara di possedere e usare uno smartphone, ad esempio, pochi cedono alle amicizie solo virtuali (26%) contro un buon 74% di giovani legati a quelle reali.

«Non solo i docenti ma anche mamme e papà - ha dichiarato in una intervista lo psicologo Gian Marco Marzocchi - invece di intraprendere una guerra persa in partenza contro l’uso incondizionato dell’inseparabile compagno digitale, va insegnato loro ad averne un utilizzo volontario e consapevole». Lo psicoterapeuta Alberto Pellai, contrarissimo allo smartphone fino ai 14 anni, spesso ricorda i dati di una ricerca effettuata con 3500 bambini in età prescolare: due ore al giorno di attività legate ad uno schermo aumentano di 5 volte il rischio di sviluppo di disturbi dell'attenzione e di adhd. Ad essere in pericolo, quindi, soprattutto sono i più piccoli, anche perché poi, naturalmente, diventano grandi. —