Da Shakespeare a Keats Dieci traduzioni di poesia per un’estate con i grandi

Riuniti anche, per la prima volta, scritti del poliglotta Nabolov Per la collana “Capitolo Unico” i racconti di Paolo Casuscelli

MODENA. Trascorrere l’estate con i grandi della letteratura: ce lo premette Stem Mucchi Editore con le recenti pubblicazioni di nomi eccellenti, come William Shakespeare e John Keats. Ad essi vengono dedicati i primi due volumi della collana “Diecixuno”, curata da Antonio Lavieri, che mette al centro la riflessione sulla traduzione poetica. Ecco “Sonetto XLIII” di Shakespeare, a cura di Chiara Lombardi, docente di letterature comparate all’Università di Torino, che si distingue per la musicalità e la densità figurale che sfidano il traduttore italiano alla sua resa, già dal primo verso “When most I wink, them do mine eyes best see”, (Quando più li chiudo, allora meglio i miei occhi vedono”. Nel volumetto altre nove traduzioni, tra cui quelle di autori italiani, ma pure la versione in prosa di Victor Hugo, figlio dell’autore dei “Misérables” e quella, in versi alessandrini, del poeta Ramòn Garcìa Gonzàles, che consentono di verificare la risonanza dei diversi linguaggi poetici, ma pure la vitalità che essi alimentano.

Altrettanto singolare, come poesia lirica di lingua inglese, è “To Autumn” (All’Autunno) di John Keats (1795-1821, ritenuto il testo più compiuto delle sue grandi odi, in cui il poeta sente il fascino della bellezza immortale, l’entusiasmo per l’arte dell’antica Grecia, per un esotismo classicheggiante, mantenendo in equilibrio paesaggio e allegoria, classicismo e romanticismo. Il libro, a cura di Edoardo Zuccato, docente di letteratura inglese all’Università Iulm di Milano, si compone di 10 traduzioni di altrettanti scrittori, di epoche diverse, di formazione, sensibilità e stili ampiamente differenziati, che danno la possibilità al lettore di rendersi conto del percorso della poesia italiana dal primo Novecento ad oggi.


Il problema del tradurre pone in primo piano la casa editrice modenese, come evidenzia il volume “Traduzioni pericolose. Scritti (1941-1969) di Vladimir Nabokov, famoso autore di “Lolita”, che fece conoscere agli inglesi, nella loro lingua, “Eugene Onegin” del russo Puskin. Un capolavoro, con quattro volumi di note che suscitò aspre polemiche. Nabokov poneva l’accento sullo strano mondo della trasmigrazione verbale, indicando che “il maggior livello di turpitudine si raggiunge quando un capolavoro viene spianato e appiattito in una forma tale, spregevolmente abbellito in modo tale da conformarsi alle idee e ai preconcetti di un determinato pubblico”. E questa visione viene proposta nel volume di Mucchi (pp. 188, euro 15), a cura di Chiara Montini, dove sono riuniti per la prima volta gli scritti sul tradurre dello scrittore e poliglotta.

«Parte di questi testi - dice Amalia Micali, capo di redazione - sono ancora del tutto inediti in Italia e rivelano la sua visione intransigente e per certi aspetti estrema della traduzione. Il direttore Lavieri ci ha convinti a puntare sui diversi approcci dei traduttori nei confronti della poesia e sull’acquisizione dei diritti per i testi sul tradurre di Nabolov, noto come scrittore ma anche traduttore e poliglotta. Un altro nostro prezioso collaboratore è Giovanni Lombardo, curatore della collana “CapitoloUnico”, che questa volta si concentra sui racconti di un filosofo prestato alla scuola: “Iancura. Brevi racconti dall'isola di Salina” di Paolo Casuscelli, un testo apparso nel 2003, che fu un piccolo caso editoriale sull'isola». Un condensato, con una scrittura leggera, di personaggi emblematici e immersione in un senso di libertà e di solitudine che una piccola isola può regalare. —


 

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