Finale, sequestri allo stadio Mazza, indagata la Tassi Group

L’ampliamento della casa della Spal eseguito dall’imprenditore Giuseppe Tassi. Sigilli della Finanza che ipotizza frode e falso ideologico: dubbi sull’antisismica

FINALE. Gli artigiani che hanno lavorato sull’ampliamento dello stadio “Mazza” di Ferrara raccontano l’estate 2018 come un’impresa titanica. C’era da permettere alla squadra di tornare presto a giocare le partite di serie A in casa e di creare un gioiellino qual è ora il catino da 16mila posti. A guidare quel gruppo di lavoratori c’era Giuseppe Tassi, patron della Tassi Group, imprenditore finalese con un’azienda di altissimo profilo e divenuta main sponsor proprio della Spal. Al suo fianco tantissimi altri artigiani che gravitano tra la Bassa e l’alto Ferrarese, che con orgoglio hanno rivendicato la bontà di un intervento di elevata complessità. Eppure ieri mattina un’ombra si è addensata su un’opera mastodontica, lasciando in molti nello sconcerto.

Il Nucleo di polizia Economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Ferrara ha sequestrato una parte dello stadio comunale “Mazza”: le coperture delle tribune nord ed est e la struttura gradinata. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura ferrarese nell’ambito di un’inchiesta che vede otto indagati - insieme a Tassi c’è anche un altro tecnico che gravita su Finale oltre che il direttore dei lavori, i collaudatori e gli altri imprenditori che hanno eseguito i lavori - accusati a vario titolo di falso ideologico e frode in pubbliche forniture. Stando all’accusa sarebbero state disattese alcune normative sull’antisismica: il perito incaricato dall’autorità giudiziaria ha infatti evidenziato che “l’abbassamento massimo rilevato in sede di collaudo a seguito delle prove di carico e l’abbassamento residuo allo scarico risultano superiori rispetto a quelli teoricamente previsti”.. Il sequestro, ha reso noto la Finanza, è il risultato di “indagini finalizzate ad accertare presunte anomalie strutturali relative ai lavori di ampliamento svolti nel 2018”. Lavori “attestati come conformi al progetto e rispettosi della normativa antisismica attraverso l’emissione di certificati di collaudo di cui, tuttavia, è stata ipotizzata la falsità”. Le Fiamme Gialle hanno inoltre specificato che Spal e Comune sono parte lese anche se quei collaudi vennero effettuati anche da tecnici incaricati dal municipio di Ferrara.


L’indagine è partita alcuni mesi dopo la fine dei lavori, quando “una delle imprese sub-appaltatrici coinvolta nell’esecuzione delle opere ha inviato alla Spal, alla prefettura, alla questura, al Coni e al Comune una diffida all’utilizzo delle strutture”, in quanto ci sarebbero delle “criticità severe nell’esecuzione delle procedure di montaggio tali da mettere in pericolo gli spettatori”.

Quindi gli accertamenti sono stati avviati dalla Procura su una segnalazione dettagliata, inoltrata da un’impresa che aveva lavorato nel cantiere del “Mazza” e che, a quanto si apprende, ha avuto una diatriba economica con un’altra ditta, che non è la Tassi Group ed è doveroso sottolinearlo.

Ma la vicenda di Ferrara riporta rapidamente alla memoria quanto accaduto con le scuole di Serramazzoni, inizialmente sequestrate per una perizia disposta dalla Procura e poi dissequestrate non appena è stato possibile dimostrare la correttezza dell’operazione da parte degli installatori e del Comune. Lo stesso si cercherà di fare anche questa volta con gli indagati che nomineranno i periti e avvieranno un serrato confronto per arrivare al dissequestro nel più breve tempo possibile ed evitare problemi con l’inizio del campionato di serie A. —