«Modena, centro pedonale pilastro del futuro: ma via libera ai mezzi pubblici»

Burzacchini, amministratore unico dell’agenzia mobilità «Siamo pronti, ma la gente va accompagnata nel percorso»

MODENA. «Pedonalizzazione del centro? Certo che sono favorevole, è uno dei pilastri della mobilità sostenibile».

Andrea Burzacchini è l’amministratore unico di aMo, l’agenzia per la mobilità e il trasporto pubblico locale di Modena. Il suo punto di vista su un tema attuale come quello del futuro del centro storico della città non è fondamentale solo da un punto di vista istituzionale, ma anche personale vista l’esperienza nel settore trasporti.


«Come agenzia lo abbiamo scritto anche nel Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) non solo di Modena, ma anche di Carpi e del distretto ceramico sassolese. Occorre, tuttavia, evidenziare alcune precisazioni, perché nelle proposte che vedo e leggo non c’è sempre chiarezza. Quando io parlo di pedonalizzazione intendo anche l’indispensabile integrazione con il trasporto pubblico».

Spieghi meglio.

«Ben venga il centro storico pedonalizzato, ma che sia affiancato dalla presenza dei mezzi pubblici che siano il più possibile ecologici. A Modena abbiamo la fortuna di avere una filovia funzionante e che attraversa le zone pedonali e centrali della città. È un po’ quello che succede in Europa, dove nelle strade pedonalizzate transitano solo mezzi pubblici e d’emergenza. Niente auto private, nemmeno elettriche. D’altro canto sarebbe un controsenso escludere i mezzi pubblici».

Perchè?

«Perché se il mezzo pubblico, prendiamo l’esempio di Modena, non ti accompagnasse fin dentro il cuore della città, ma si fermasse, ad esempio, nella fascia dei viali, allora perché un cittadino dovrebbe usarli? Prenderebbe l’auto privata per arrivare nello stesso punto in cui viene lasciato dall’autobus».

Ci sono poi i residenti.

«Sarebbe una questione da affrontare nel tempo, di volta in volta. Così come quella dei veicoli che trasportano i clienti degli hotel».

Secondo lei la città è pronta a un passo del genere?

«Siamo pronti nel momento in cui i cittadini vengono accompagnati in questi percorsi. Si deve spiegare alle persone quali siano i vantaggi. L’esempio di piazza Roma è lampante: dopo anni di dubbi, perplessità e paure, si è agito e il cambiamento è stato accolto molto positivamente. Credo, comunque, che la cittadinanza sia pronta. Serve coraggio, va impugnato a due mani: sono convinto che in questo momento vi sia lo spirito giusto».

Quanto incide il tema ambientale nella predisposizione ai cambiamenti nella mobilità?

«La gente sta iniziando a capire la delicatezza del tema, ma serve un ulteriore passaggio. Se tutti noi passassimo all’auto elettrica, le code che ogni giorno troviamo in via Vignolese, via Emilia ecc sarebbero ancora lì. Certamente una coda meno inquinante, ma l’energia che viene utilizzata dalle auto elettriche non è tutta rinnovabile. Le emissioni non verrebbero meno, così come gli incidenti che hanno un costo sociale e psicologico enorme. E dunque il passaggio ulteriore è quello degli spazi. Quindi garantire maggiore investimenti al ferro e al trasporto pubblico».

Cosa pensa dell’eventualità di trasformare Gigetto in una tramvia Sassuolo-Carpi.

«Conosco bene l’ingegner Borsari (che ha elaborato una bozza del progetto, ndr) e molti dei temi che sostiene sono condivisibili. Pensate che Modena è la provincia della regione che registra più spostamenti. E dunque ciò che lui propone è la stessa idea che noi abbiamo consigliato agli amministratori. Detto ciò, come ho ribadito prima, non è solo una questione di tecnologie. Ben vengano mezzi più moderni, ma occorrono più risorse perché siamo un Paese che investe poco nel ferro. Il peccato originale - conclude Burzacchini - è stato commesso negli anni Sessanta e Settanta, quando si decise di sopprimere le ferrovie provinciali. Una scelta molto triste». —