«È basato su casi reali Le persone rispettate lavorano meglio»

Il videogame Diversity@Work è stato ideato dalla start up bolognese Work Wide Women, di cui Linda Serra è amministratore delegato.

«Il funzionamento è molto semplice - spiega Serra - È sufficiente scaricare il software dalla rete aziendale, inserire il codice e si può iniziare a giocare sia da computer sia da smartphone, Android o Iphone. È molto simile a un gioco di carte che ti permette di essere il manager di un piccolo team, in cui bisogna adoperarsi con la massima imparzialità e correttezza. Ogni persona del team è portatore di una “diversità” che può essere oggetto di discriminazione. Giocando si è sempre di fronte a una doppia scelta che va a impattare sulla situazione generale. È interessante notare come le decisioni vanno poi a influenzare su determinate metriche».


Una sorta di punteggio, un po’ come nei classici videogame alla Pac Man, solo che qui si misura in livello di Management, Leadership, Clima, Team Skills. Ogni risposta provoca una variazione nel sistema in cui il giocatore è in quel momento.

«Questo perché - prosegue Serra - lo scopo del gioco è far capire che quando facciamo la scelta più inclusiva causiamo un doppio risvolto positivo. In primis risolviamo in maniera efficace il grattacapo che abbiamo davanti, in secondo, a medio e lungo termine, provochiamo un netto miglioramento dell’ambiente lavorativo. Quindi più performance per l’azienda, un incremento della propria leadership e capacità di gestione del team. I principi di inclusione, in fondo, non solo sono un punto di riferimento nell’ambito etico, ma impattano anche sulla vita aziendale: in un ambiente in cui le persone si sentono riconosciute e rispettate si lavora meglio».

Un altro aspetto interessante che emerge dal videogame è la doppia valenza dei personaggi, che non sono soltanto portatori di diversità - e quindi soggetti a discriminazione - ma a loro volta possono essere agenti di critiche o vessazioni nei confronti di altri colleghi: «Serve per far capire alle persone che tutti noi alla fine possiamo essere attivi o passivi nella discriminazione».

C’è una base scientifica: «Gli esempi portati nel videogame sono casi reali, ovviamente non avvenuti in Hera, che arrivano dalla nostra esperienza pregressa con il supporto scientifico di professionisti che si occupano di psicologia del lavoro o di diversità e inclusione in grosse aziende. Inoltre i macro indicatori utilizzati per le metriche sono riferibili al primo documento dell’Unione Europea sulla diversità di inclusione in azienda, pubblicato per la prima volta nel 2012». —

GIB

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI