Don Luca pronto a conquistare la vetta del 7mila “Peak Lenin”

Il prete alpinista parte domani con il sassolese Enrico Fedolfi La montagna è in Kyrghyzistan. «Sfida di due settimane»



In alto, fino a raggiungere la cima di una delle vette più alte del mondo, a un passo dal fare il solletico al cielo. Chi conosce don Luca Baraldi, parroco di San Giuseppe Artigiano, una delle più popolose della Diocesi carpigiana, ben sa delle passione che fin da ragazzino lo contraddistingue e gli ha fatto calcare parecchie catene montuose, anche quelle più cariche di difficoltà: l’alpinismo. E l’impresa che, da domani per i prossimi 20 giorni, sta per affrontare, insieme all’amico sassolese Enrico Fedolfi, è di quelle che fanno girare la testa. Non solo perché potrebbe essere un vero e proprio record, di quelli di cui, tra gli appassionati del nostro territorio, spesso si sente soltanto parlare. Ma perché il Peak Lenin, oltre 7100 metri, si trova nel cuore del Kyrghyzistan, meta tanto ambita quanto appassionante e, di certo, non banale, viste le condizioni atmosferiche che, ad altissime quote, possono mettere a prova il raggiungimento della meta.


«La passione per la montagna e per l’alpinismo risale alla mia adolescenza – racconta don Luca – Già da quell’età frequentavo le montagne. Pian piano, poi, in seminario e tramite l’impegno nell’Azione cattolica, portando i ragazzi i giovani a fare le escursioni, mi sono appassionato a questi spazi, a questi panorami. Alla logica della montagna che significa saper riconoscere un’ospitalità che viene offerta, prima ancora che un passo guadagnato o conquistato. Il mio amore per la montagna è divenuto ancora più intenso una volta conosciuti i canonici di San Bernardo, nel Canton Vallese, i quali da secoli vivono in questo luogo di passaggio. Un luogo fatto di incontri e responsabilità reciproca. In montagna è fondamentale il sostegno reciproco: ci sono anche momenti faticosi ed esistono tensioni psicologiche provenienti da ambienti talvolta ardui».

La montagna e Dio: quale il rapporto per un religioso come lei?

«C’è una preghiera molto bella di San Bernardo che ci aiuta a comprendere come lo sforzo per arrivare alla vetta sia metafora di un cammino nel quale si ha l’opportunità di accorgersi dell’importanza del dono, di conquistare la cima. Una metafora che ci aiuta a capire l’importanza di un’umanità capace di compassione, condivisione, accoglienza, annuncio di speranza, apertura. “Camminare sulle tracce dei monti porta non tanto a raggiungere la vetta, ma a capire e accogliere questa umanità”. In questa esperienza credo che la percezione delle forme dovrà essere sostenuta con ancor maggiore stupore e meraviglia da quella dell’intenzione, dallo sguardo, cioè, che fa trascendere da sé soli per ritrovarsi ospiti dell’ospite più delicato dell’anima. E che San Bernardo d’Aosta ci sia compagno e custode».

Perché la sfida di Peak Lenin?

«Era da un po’ di tempo che la studiavo. Il mio punto di riferimento è l’esperto Luca Montanari, che con la sua società di Verona ha organizzato il viaggio: è una guida che dà sicurezza, insieme a lui avevamo ipotizzato alcune idee. Poi mi ha proposto questa montagna. Mi sono detto: perché no? L’avevo studiata perché mi interessava da tempo: è semplice, ma è un approccio alle altissime quote. Avremo due guide locali e impiegheremo tra i 15 e 17 giorni. Partiamo lunedì (domani ndr) torneremo a fine agosto».

Durante il viaggio lei festeggerà il compleanno…

«Compirò 41 anni il 12 agosto, proprio mentre saremo impegnati nella scalata. L’anno scorso ne ho fatti 40 in vetta al Cervino». —