Castelfranco, botte a Leo Lucchini, il bandito fugge e perde il Rolex

Imprenditore sotto choc: «Sapeva che ero solo in ufficio». Ritrovato il costoso orologio. Fascicoli a soqquadro 

CASTELFRANCO.  Ha ancora il viso arrossato per lo spray al peperoncino con cui è stato aggredito, ma almeno, come ripete con le mani giunte, Leo Lucchini ha recuperato il Rolex d’oro e gli occhiali.

L’energumeno che lo ha preso a schiaffi e a calci, nel suo ufficio al primo piano di via Emilia ovest 133, dopo averlo messo fuori combattimento con una spruzzata urticante, è andato via dopo avergli portato via solo le banconote che aveva in tasca. Apparentemente almeno, anche, come ripete senza soste l’ex patron del marchio Tre Stelle, chi lo ha aggredito cercava ben di più.


«Mentre mi picchiava mi ripeteva che ero uno stupido a voler morire per una manciata di soldi - racconta - Io ero a terra, dolorante, e lui insisteva a cercare la cassaforte, i nascondigli del denaro. Quando ho capito che non ce l’avrei fatta gli ho detto che mi stava venendo un infarto, gli ho chiesto di chiamare il 118, un’ambulanza».

Il suo aggressore, descritto da Lucchini con un accento dell’Est Europa, età apparente sui 35 anni, quasi due metri d’altezza, non gli ha dato retta. Ha frugato cercando non si sa bene cosa, ha buttato per terra le carte di una scrivania sommersa di fascicoli e incartamenti e poi è andato negli altri uffici. Anche lì ha rovistato tra le scrivanie e poi è uscito senza lasciar tracce.

«Non so che cosa sia venuto a cercare in una ditta chiusa in agosto per ferie - commenta Lucchini - Per me era uno sbandato, un balordo, che cercava un obbiettivo facile. Io me lo sono trovato davanti all’improvviso, in ufficio, davanti alla porta: non ho fatto a tempo a chiedergli perchè era lì e come era entrato che lui mi aveva già colpito con uno schiaffo in faccia. E lì ho fatto l’errore di reagire, con tutto quello che mi è successo. Mi ha preso 300 euro, poi mi ha strappato l’orologio dal polso. Quando è uscito sono rimasto a terra qualche minuto e sono sceso in via Emilia a chiedere aiuto».

Certo che l’aggressore non ha sbagliato un colpo. È andato dritto sulla porta blindata del piano terra e l’ha forzata, sicuro che Lucchini era in ufficio e da solo. Poi è salito di sopr e ha trovato la seconda porta blindata già aperta e con gli allarmi e la videosorveglianza disinseriti.

«Ero da solo - si lamenta Lucchini tra le carte a terra e le foto con i premi Nobel che ha ricevuto nella sua cinquantennale attività di venditore di mobili - e quello ha fatto quello che ha voluto. Io sono qui a lavorare, niente ferie. Ho venticinque proprietà immobiliari, di cui sei grandi centri commerciali. Tutti vuoti e i due affittati ma gli inquilini non pagano l’affitto. E faccio i salti mortali per andare avanti. Negli ultimi mesi altre volte sono entrati in ufficio e hanno buttato all’aria le carte. Ma dopo tre aggressione, compresa quella con la pistola a casa, sono pronto a tutto». —