Modena. Scappano senza pagare il conto Ristoratore li insegue e li ferma

In tre hanno cenato al Mitomato alla Pomposa. Il proprietario li ha fatti catturare in stazione «Avevano dei coltelli e potevano farci male. Siamo davvero esasperati»



MODENA Sono scappati dal locale senza pagare il conto da 70 euro dopo avere mangiato e bevuto in abbondanza, ma il ristoratore e il figlio li hanno inseguiti, prima a piedi, poi in auto e hanno consentito alla Polizia di catturarli.


Si erano illusi di farla franca i tre avventori che mercoledì sera hanno cenato al Mitomato di via Cardinal Morone, nel cuore della Pomposa: si tratta di tre uomini, di cui due italiani di 32 e 46 anni e un terzo, originario del Bangladesh, di 28, tutti denunciati per insolvenza fraudolenta in concorso. Hanno ordinato taglieri di salumi e mozzarella di bufala a volontà, hamburger con impasti della pizza, vino in grande quantità. «Mia moglie si è insospettita, ha notato che qualcosa non andava in quei tre - spiega Giancarlo, il ristoratore - Così, a un certo punto della cena, siamo andati a controllare che andasse tutto bene. Loro per distrarmi mi hanno ordinato degli hamburger con l’impasto della pizza.

Mentre sono andato a prepararli, mio figlio ha gridato: “Sono scappati”. Così li abbiamo rincorsi prima a piedi, seguendo le indicazioni di qualche passante, ma non li abbiamo trovati. Così sono tornato indietro, ho preso una corda, perché non so cosa avrebbero potuto farmi e mi sono rituffato nell’inseguimento, questa volta in auto. Ho percorso alcuni vicoli del centro finché non li ho visto vicino alla stazione dei treni. Così, ho allertato una pattuglia della Polizia e siamo andati a catturarli. Ho scoperto che avevano addosso almeno tre o quattro coltelli. Cosa sarebbe potuto succedere se mi fossi ribellato al mancato pagamento del conto? E ora ho paura delle ritorsioni. Tutto questo perché non hanno voluto saldare un conto di 70 euro...».

Il locale purtroppo in passato era finito nel mirino della microcriminalità.

«Ci hanno rubato anche gli ombrelloni del dehors e delle targhe in legno, mesi fa - aggiunge la moglie Sabina - In più, è già successo che non ci pagassero il conto. Un cliente, lo scorso anno, continuava a ordinare cibi costosi, tra cui il prosciutto di Parma. Mio marito, per esaudire la sua richiesta, si è rotto un tendine mentre affettava il prosciutto e ha iniziato un’odissea sanitaria per riprendersi. In un’altra occasione, poi, hanno tentato di derubarci e ci hanno rotto gli infissi provocando un danno da 1500 euro. Siamo profondamente esasperati, non ne possiamo più».

Oltre al danno economico c’è anche il timore per il futuro. «Anche perché sappiamo di non poter contare sulla certezza della pena - conclude Sabina - Abbiamo paura che tornino da noi. Sappiamo che sono già liberi. Noi abbiamo rischiato una colluttazione con persone armate di coltelli che sono di nuovo a piede libero...». —