Modena, direzionale Manfredini, la palude cresce ancora, l’ex bunker è fatiscente

Lungo tutto il perimetro del colosso di cemento c’è sempre acqua stagnante con animali di ogni specie. Da un capo all’altro delle pareti penzolano fili elettrici

MODENA. La fortezza è lì, degradata e apparentemente disabitata. Un colosso di cemento armato, ai tempi invalicabile, che oggi ha assunto più i contorni di un castello diroccato, con tanto di fossato colmo d’acqua. Manca solo il ponte levatoio.



La situazione del Direzionale Manfredini è sotto gli occhi di tutti. E così, dopo le continue telefonate dei residenti giustamente inorriditi e il dossier che presto arriverà sul tavolo della Procura, siamo tornati sul luogo della discordia.


Era aprile quando ci furono i primi avvistamenti di specie animali lungo il fossato ormai interamente allagato. Oggi, a cinque mesi di distanza, il livello dell’acqua è salito, le specie sono aumentate e le folate di vento maleodoranti si sprecano.



Da ogni angolo del perimetro di quello che fu il bunker del San Geminiano, l’occhio gode di uno spettacolo disgustoso: acqua verde e melma, insetti di ogni genere a pelo d’acqua. L’unica nota di colore è rappresentata da quattro anatre - fino a qualche settimana fa se ne contavano soltanto due - che ormai sono regine dello stagno.



Abbandonando l’angolo tra viale Corassori e via Formigina e dirigendosi verso quello che era l’ingresso principale della “cattedrale”, il contesto perde totalmente i tratti bucolici e sconfina nel degrado più profondo. A terra, davanti a quello che era l’atrio sontuoso della banca, oggi c’è un po’ di tutto: materiale plastico, il cemento di alcuni gradi rotti, tombini sollevati, rifiuti portati dal vento. I muri parlano per tutti: da invettive politiche a strali amorosi, nel tempo le pareti sono diventate un libro aperto. Buttando l’occhio nel sotterraneo che corre lungo l’ala principale, l’unico appiglio di uno storico passato lo si coglie a pelo d’acqua, dove sbuca la testa di un estintore, il numero 37 per la precisione.



Due passi in basso e ci si trova di fronte ad uno dei tanti cancelli che costeggiano la struttura. È chiuso ma facilmente valicabile. Da quella strada si può raggiungere ogni meandro del bunker.

È quello che hanno fatto alcuni balordi nei mesi scorsi. Basta vedere come sono stati srotolati gli idranti, agganciati alle balaustre quasi a calarsi nelle parti della struttura che poi darebbero accesso all’interno. Si vedono ancora in alcuni punti gli uffici così come erano stati lasciati, ma il bunker è stato vittima di saccheggio nel corso degli anni. C’è chi è arrivato anche in cima, come testimoniano i graffiti arrivati fino a decine di metri d’altezza.



Camminando ancora lungo il perimetro della struttura e muovendosi in via Monsignor della Valle la situazione non cambia, da un campo all’altro delle pareti penzolano anche fili elettrici.

Continua l’abbandono, continua il corso d’acqua, i segnali stradali che regolavano l’ingresso e l’uscita delle merci e delle auto dal parcheggio sono ormai a “livello stagno”, il senso unico è per le zanzare.

Un nonno mostra fiero le anatre ai nipotini mettendo gli occhi tra gli scampoli d’aria del cancello, un nuotatore percorre il vialetto che separa il Manfredini dalla piscina dei Vigili del Fuoco invocando la presenza dei coccodrilli. In effetti, ormai, mancano solo loro. —


 

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