“Strade al Veleno”, nuova inchiesta a Finale

Carabinieri forestali e Arpae prelevano campioni in via Cremonine e Fruttarola. La ditta è la stessa indagata dalla Dda. L’ipotesi: impiego di sostanze tossiche nell’asfalto 

finale. Sostanze tossiche impiegate per realizzare due tratti di strada pubblica a Finale. È su questa ipotesi inquietante che la Procura della Repubblica ha aperto una nuova inchiesta tutta modenese della saga nazionale di “strade al veleno”.. La nuova puntata è andata in scena ieri mattina nel “polo pattumiera” di Finale. A poche centinaia di metri dall’azienda che stava bruciando, in via Redene Cremonine e in via Fruttarola - che peraltro delimitano l’area protetta delle Meleghine - si sono presentati i carabinieri di Finale e i carabinieri forestali di Mirandola, l’Arpae, i tecnici del Comune, una rappresentanza degli agricoltori della zona. Motivo: eseguire gli accertamenti tecnici disposti dal magistrato titolare delle indagini, dottor Marco Niccolini, lo stesso che sta indagando sul discusso ampliamento della vicina mega discarica di Finale.

Con l’ausilio di una ruspa, sono stati scavati una trentina di tratti del conglomerato utilizzato per “asfaltare” prima via Redene Cremonine, poi via Fruttarola.


Il primo tratto fu “donato” dalla azienda veronese finita più volte sotto inchiesta in tutta Italia e contro cui la Dda di Venezia ha avviato un processo penale che ha interessato anche tutti i Comuni modenesi, parte dei quali si sono disinteressati alla vicenda e parte invece si sono costituiti parte civile al processo.

«La ditta - raccontano gli agricoltori confinanti - aveva voluto realizzare questo tratto a scopo promozionale, per certificare come i suoi materiali avrebbero resistito al progressivo disfacimento e avvallamento che interessa gli asfalti di tutta la zona». Una operazione di due anni fa, che evidentemente ha convinto: il Comune di Finale ha infatti commissionato alla stessa ditta la realizzazione di un tratto di strada di via Fruttarola, asfaltata anni fa e oggi ridotta a colabrodo. Ma quando si è saputo dell’inchiesta sulle “strade al veleno” i residenti ci hanno messo poco a temere che anche a loro fosse capitato che, in mezzo ad inerti inermi fossero state mescolate sostanze pericolose. Così sono scattate alcune analisi empiriche, cui ha fato seguito un esposto formale ai carabinieri forestali, lo stesso corpo che aveva indagato a Venezia.

Ieri si sono svolti gli accertamenti, alla presenza di un tecnico di parte delegato della ditta veronese, che evidentemente ha ricevuto l’avviso dell’avvio dell’inchiesta. Dotandosi di ogni precauzione, con tute e guanti, i tecnici di Arpae hanno prelevato i campioni. Ora scattano le analisi. Intanto il “polo pattumiera” annovera un altro possibile scandalo. —