«Porto il sorriso nei volti dei bimbi di Chernobyl»

Giliana Galeotti da oltre vent’anni si occupa di accoglienza estiva e aiuti ai villaggi È un riferimento per tutt’Italia della solidarietà con l’area del disastro nucleare



Quel vulcano della Gilly ha un cuore grande così. Mai ferma. In eterno movimento. La sera la trovi nello stand della Croce Blu (che lei ha contribuito a fondare anni fa). Prima dietro i pentoloni o a servire ai tavoli della fiera della Bassa poi a smontare l’impalcatura. E la mattina, instancabile, eccola in ufficio tra mille telefonate. Di lavoro ma anche di solidarietà. Tanta solidarietà. Che è il suo timbro di fabbrica. Sorriso, ,maniche tirate su come vuole l’emiliano doc, anima della Croce Blu, fondatrice del centro “Ancora” per i disabili. Nessuno dice di no alla Gilly che di nome fa Giliana e di cognome Galeotti. E a lei si sono arresi pure i bielorussi che anche dopo il disastro di Chernobyl, non è che si siano aperti tanto al mondo... Arriva lei e anche nel deserto, nella povertà, nella tragedia di chi vive nel raggio di qualche decina di chilometri dalla centrale nucleare teatro del disastro, la gente ritrova il sorriso.


“È arrivata la Gilly, è arrivata la Gilly!” urlano correndo per strada i bambini e le famiglie di Nivki, quando Giliana si presenta con il suo carico di aiuti. Lo fa da vent’anni e da vent’anni ha fondato circondata da Doriano, Iorio, Aldo, Massimo e Elisabetta quello che nella Bassa è il “Progetto Chernobyl”, l’associazione che - col sostegno dell’Anpas Emilia Romagna - si occupa di accogliere e curare d’estate i bambini deli villaggi di Nivki, Nicolaievka, Belarus. «La prima che ospitai si chiamava Viktoria e aveva 7 anni. Oggi ne ha 25 e vive a San Francisco, sposata con un esperto informatico della Silicon Valley, poi fu l’estate di Sasha... Due mesi fa in casa ne ospitavo tre, ma io sono solo una delle tante che cerca di aiutare questi bambini cercando di regalare un futuro e tanta salute - racconta Giliana, che non riesce a nascondere un po’ di commozione quando i ricordi illuminano i volti dei bimbi che hanno segnato la sua vita in questi vent’anni - Sono oltre 400 i bambini che l’associazione che ho creato ha accolto in questi venti anni. E tra San Felice, Medolla, Mirandola, Finale sono circa 120 le famiglie che, nel tempo, hanno aperto le loro porte a questi figli di villaggi dove ancora oggi spesso non c’è elettricità, le case non hanno servizi igienici, le famiglie sono nella completa povertà... Quando siamo partiti all’ANpas e alle autoerità bielorusse abbiamo detto: “Dateci da aiutare gli ultimi degli ultimi... Be’ direi che non si sono sbagliati... Farebbe bene a tanta gente andare a vedere quei villaggi...». Tre - quattro viaggi ogni anno per portare un sorriso e un carico di aiuti. Con la parentesi dell’ospitalità che Giliana offre tra le sue mura e quelle delle famiglie che aderiscono al “Progetto Chernobyl”. «Accompagnamo la crescita dei ragazzi fino ai diciotto anni e la nostra grande gioia è spesso vederli rinascere, vivere una vera vita. L’associazione attraverso l’autofinanziamento ogni anno riesce a raccogliere direttamente circa 30mila euro che servono per i viaggi dei ragazzi che ospitiamo ogni anno. Eppoi le tante porte a cui bussiamo e che si aprono per dare aiuto: vestiario, alimenti che poi compriamo direttamente in Bielorussia con le commesse dei supermercati che ci conoscono, materiale utile per la scuola,e le visite mediche e le cure a cui li sottoponiamo e che cerificano al loro ritorno un sensibile miglioramento delle condizioni di salute...Non potete credere a quanto incidano sulla loro salute quel mese-due lontano dall’area di Chernobyl...».

Ma la Gilly e il suo gruppo di “angeli” sanfeliciani da vent’anni non si occupano solo di accoglienza estiva. «Abbiamo anche realizzato una scuola a Nivki, nella zona “rossa” del disastro nucleare, diventata un punto di riferimento per tutta l’area di Gomel, la cittadina più grande a una quarantina di chilometri dal confino Ucraino. Mancava tutto prima del nostro intervento. Nessun quaderno, matite, penne, giochi, un televisore, un videoregistratore, figuriamoci un computer... Tutto era ed è sulle spalle delle insegnanti o dei genitori più volonterosi. Siamo riusciti a realizzare anche i servizi igienici, una mensa. Ogni anno qualcosa in più. L’unico vero riferimento per la direttrice e dare un briciolo di futuro a questi ragazzi siamo noi. E la nostra mano tesa dall’Italia...». Così distanti ma così vicini con un vulcano e un cuore grande così come quello della Gilly. —

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