«Omicidio Ghizlan, il marito era lucido»

Le conclusioni della perizia psichiatrica esposte al giudice: «Laamane era perfettamente in grado di intendere e di volere»



Era totalmente in grado di intendere e di volere al momento della morte di Ghizlan El Hadraoui, sua moglie. Questa la conclusione che il perito psichiatrico dottoressa Matilde Forghieri ha esposto ieri mattina al giudice al termine delle sue ricerche sullo stato mentale di Khalil Laamane, il marito accusato di omicidio pluriaggravato e di distruzione di cadavere. Nella sua relazione di sessanta pagine il perito psichiatra ha spiegato chiaramente che nella personalità di Laamane non è stata riscontrata alcuna patologia o vizio mentale per il periodo dello scorso febbraio, quando è avvenuto il più grave caso di uxoricidio degli ultimi anni in città, un assassinio brutale che ha scosso l’opinione pubblica modenese e l’ha mobilitata con una fiaccolata davanti alla casa della vittima in via Puccini.


Ora è chiaro che giuridicamente il marito non aveva la mente turbata; restano da chiarire i contorni di questa vicenda. Perché si era detto, si ricorderà, che Laamane beveva spesso alcolici e a volte sragionava e parlava da solo in strada oppure, comperando un Suv lussuoso, aveva sperperato parte dell’eredità donata dalla coppia di anziani vicini modenese. Soprattutto si è parlato della sua depressione, della sua incapacità di affrontare la separazione così come Ghizlan gli aveva chiesto da molti mesi e come di fatto aveva attuato andando a vivere coi figli nell’appartamento accanto sullo stesso pianerottolo, nonostante le minacce di morte del coniuge. Questa forma depressiva è sicuramente presente in Laamane ma non è stata determinante nell’azione criminale, come si discuterà in sede di giudizio. Il perito infatti suggerisce al giudice di disporre per Laamane una sorta di monitoraggio sulla sua depressione, anche alla luce del recente tentativo di suicidio attuato in cella, ma niente più.

La reazione peritale di ieri chiude l’incidente probatorio chiesto dalla difesa, avvocato Giovani Gibertini, e avvia l’inchiesta verso la conclusione in vista di una richiesta di rinvio a giudizio (forse anche con rito immediato; lo deciderà il pm Andrea Guerzoni).

Laamane, rinchiuso nel carcere di Sant’Anna, non ha mai voluto ammettere nulla sul delitto. Il giorno del ritrovamento del corpo della moglie bruciato nella sua auto in via Cavazza, rispose per ore alle domande della polizia, ma poi, diventato il sospettato del crimine, si chiuse a riccio.

Oltre al lutto per la perdita della madre, l’assassinio di Ghizlan ha avuto conseguenze pratiche per i figli minorenni, ora seguiti dai Servizi Sociali di Modena (e assistiti dall’avvocato Valeria De Biase). I ragazzi sono in affido a una famiglia modenese. Intanto si cerca di sciogliere l’intricato nodo della proprietà: a Ghizlan e Laamane sono infatti intestati i due appartamenti gemelli nella palazzina di via Puccini del generoso lascito dei vicini. Un notaio incaricato affronterà questa questione in modo vantaggioso per i figli. —