Tari, incassati 37,3 milioni Ogni modenese spende 200 euro

È il costo pro capite del 2018: calo del 3,3% in un anno Circa dieci euro in meno rispetto alla media nazionale  

MODENA. Modena promossa all’esame Tari, sia in termini di costi sia di servizi. A certificarlo un corposo studio a livello nazionale presentato da Confcommercio, in cui vengono analizzati e spulciati tutti i dati relativi alla tassa sui rifiuti in ciascuna provincia italiana relativi al 2018.

Il numero principale è il calcolo del valore medio pro capite della Tari che a Modena si attesta su 201,3 euro: un dato derivante dall’incasso totale della Tari - che nel 2018 è stato di 37 milioni e 303 mila euro - diviso per il numero di abitanti. Nel calderone, quindi, non finiscono solo le utenze private, ma anche quelle commerciali e industriali ed è per questo che il valore è così alto. Ma è il quarto in regione: a Rimini ben 281,4 euro, a Bologna 231,2 e a Reggio 222. Il valore più basso? Cesena con 165 euro. Il valore medio in Italia è di 211,71 euro.


Rispetto al 2017, però, Modena è la città in cui l’incasso totale della Tari è sceso di più: -3,3 per cento. In negativo anche Cesena (-1,8) e Forlì (-1,2). Tutti gli altri capoluoghi crescono, anche con picchi del 5,6 per cento a Rimini.

C’è poi un altro parametro fondamentale, i fabbisogni standard: calcolati comune per comune, indicano il costo ottimale del servizio di gestione dei rifiuti, calcolato in condizioni di efficienza e appropriatezza, garantendo i livelli essenziali di prestazione. Si tratta quindi di una stima di quanto ogni comune dovrebbe spendere (e incassare) di Tari. Più gli incassi reali sono inferiori rispetto ai fabbisogni standard e più il servizio è efficiente e non vi è dispersione di denaro.

A Modena il fabbisogno standard è di poco inferiore ai 42 milioni di euro. Lo scostamento con il costo reale della Tari è del -11%. Un ottimo dato, ma non straordinario come quello di Piacenza che registra un -27%. Tuttavia c’è anche chi fa molto peggio, ad esempio Bologna ha un fabbisogno standard di quasi 67 milioni di euro e in realtà in cassa il 34% in più, circa 90 milioni di euro.

Infine nell’analisi di Confcommercio si prendono in considerazione anche fattori qualitativi, relativi alla bontà del servizio (su fonte OpenCivitas). C’è ad esempio il “livello quantitativo dei servizi” che misura con un punteggio da 0 a 10 la quantità dei servizi offerti da un comune rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione. Una pagella, insomma, in cui Modena strappa un bel 8 al pari di Rimini. Chi fa meglio? Parma che ne esce con un 10. In fondo alla classifica, e unica città insufficiente, c’è Bologna con 5.

L’altro dato che offre una connotazione qualitativa è la percentuale di differenziata. Ancora una volta è Parma a primeggiare con il 71%, Modena seconda con Rimini al 60%. Fanalino di coda Bologna: la città felsinea differenzia appena il 44%. —