Vignola. Residenza negata, migrante fa causa al Comune

Il richiedente asilo si oppone al provvedimento: deciderà un giudice. Pelloni: «Ho applicato la Legge sul decreto sicurezza»

VIGNOLA Un giudizio che avrà ricadute sociali ben superiori al singolo episodio perché la giurisprudenza in materia non è ancora chiara. Vignola farà quindi da progetto pilota per quello che potrebbe diventare l’ennesimo caso legato ai richiedenti asilo. Sarà infatti un giudice del tribunale di Bologna a dover decidere sulla vertenza aperta da un migrante a cui il Comune ha negato la residenza. Nei giorni scorsi c’è stata la discussione in aula con il magistrato che ha preso tempo per esprimersi.

La vicenda nasce a metà maggio quando in Comune arriva una mail della cooperativa “Papa Giovanni XXIII” in cui si trasmette una serie di documenti utili a ottenere la residenza per un uomo inserito nel progetto di accoglienza. Due giorni dopo c’è la prima bocciatura dell’ufficio Anagrafe, delegato dal sindaco ad occuparsi della questione. «Mancano elementi essenziali per perfezionare la domanda: indicazione del luogo di provenienza e dichiarazione relativa al titolo di occupazione dell’alloggio», si legge.


A metà giugno il migrante integra la domanda con un documento, su carta ministeriale, in cui certifica di essere richiedente asilo. Ma il Comune dice ancora no, appellandosi al Decreto legge 113, il cosiddetto “decreto Sicurezza”.

Il rigetto è però impugnato dall’uomo, che si appella al tribunale e che già in un’altra occasione aveva dato ragione ad una signora richiedente asilo, imponendo al Comune l’iscrizione. Sentenza diversa era invece arrivata, in un caso analogo, dal tribunale di Trento.

Di fronte alla citazione, il Comune si è fatto rappresentare dall’avvocatura provinciale con i legali Barbara Bellentani e Alessia Trenti, mentre anche lo Stato è stato parte del procedimento tramite l’Avvocatura, intervenuta per difendere la propria circolare che “nega l’obbligo di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo”.

«Sul caso - dice il sindaco Simone Pelloni - Vignola ha applicato la legge, al contrario magari di altri Comuni che avrebbero cercato di fare diversamente. Ricordo infatti che, in base al Decreto Sicurezza in vigore, il permesso di soggiorno per richiedente asilo di cui dispone il signore non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica. Dal punto di vista politico, aggiungo che questo Decreto mi trova perfettamente in sintonia e mi auguro che non sia modificato dal nuovo Governo giallorosso. La grande maggioranza delle domande di residenza che ci pervengono da richiedenti asilo, alla fine si rivelano peraltro avanzate da non aventi diritto». —