Brand modenesi a Milamo Fashon Week. Ritorno al minimalismo Così la vita di ogni giorno si riempie di raffinatezza

In vetrina alla Settimana della moda i marchi più prestigiosi di una realtà imprenditoriale che occupa oltre 90mila addetti

M. Vittoria Melchioni

Per chi ancora dubitasse dell'importanza della moda per la nostra regione, ecco un po' di numeri: circa 23.000 imprese (il 5,5% di quelle regionali), quasi 90.000 addetti (il 5,1% del totale regionale), di cui il 57,5% nella componente manifatturiera ed il 42,5% in quella terziaria. Non male eh? E la settimana della moda a Milano diventa il palcoscenico più importante su cui mostrare quanto di bello sappiamo produrre. Il primo brand a presentare la sua primavera-estate 2020 è stato Gentryportofino. Un nuovo concetto di lusso, pulito, quasi primitivo, che va a rieditare l’heritage del marchio rinforzando i suoi canoni estetici, in un métissage sensoriale con tocchi raw, tra tuniche e macromaglie, effetto rete da pesca couture, sinuosi abiti lunghi dai toni bruciati, ma anche tute color terracotta, completi candidi e marsine di lino grezzo.


Alberta Ferretti ha voluto rendere speciale il quotidiano attraverso abiti realizzati con tecniche da atelier trasferite nel prêt-à-porter. Tie-dye che mima l’intarsio, vestiti in seta lavata costruiti con patchwork di colori alternati a lavorazioni crochet, tessuti con stampe animalier in bianco e nero dalla grafica psichedelica caratterizzano abiti, giubbotti e pantaloni; camicie bianche o nere in mussola ricamata si abbinano allo chiffon: elementi che definiscono una attitude da giorno ricercata per esprimere un rinnovato interesse al vestire bene. Ian Griffiths per Max Mara ha immaginato una donna agente segreto, una James Bond con gilet, giacche sartoriali, bermuda, gonne dritte e pantaloni in Principe di Galles che si trasformano in fluidi abiti in seta color pastello che nulla hanno di romantico, ma ricordano le divise dell'esercito popolare di stampo maoista. E non a caso la Cina è uno dei mercati di riferimento del brand.

Ermanno Scervino è il maestro dei contrasti sartoriali, del femminile che si fonde con il maschile, creando un guardaroba moderno ed esuberante. Pizzo, organza e cashmere sono arricchiti di strass e piume. I colori sono brillanti e lo scintillio è garantito di giorno e di notte quando il pigiama e la sottoveste perdono la loro connotazione intima per diventare una celebrazione della bellezza femminile. Non mancano i capi in morbidissima nappa rigorosamente nera. Lorenzo Serafini per la sua Philosophy si è ispirato a Caroline e Stephanie di Monaco, tra gli anni '70 e '80 quando le foto delle giovani principesse imperversavano sui rotocalchi. Una impeccabile, l'altra ribelle. Un mix di mini abiti in taffettà e denim sberluccicante, abiti in chiffon plissè e pantaloni a vita alta leggermente a campana accompagnati da sandali con sensuali lacci alla caviglia, gioielli vintage di Eleuteri e occhiali da sole aviator disegnati da Serafini in collaborazione con Lozza.

Cristiano Burani è un globetrotter e i suoi viaggi sono fonte inesauribile d'ispirazione. Dopo il Giappone, stavolta lo stilista ci porta a Seattle in un nuovo scenario grunge. Abilissimo nel coniugare i tessuti più diversi, Burani rinobilita la crinolina, un tempo usata per creare l’effetto panier nelle gonne. Il denim ha subito trattamenti manuali tie-dye, la maglieria ha un ruolo importantissimo nella collezione come la pelle, vera e non eco, o meglio fintamente eco perché composta da poliestere e plastica, di difficile smaltimento. Interessante come sempre la palette colori che va dal nude al Tiffany, dal cammello al fucsia al verde smeraldo, passando per sfumature di giallo e arancione. —