Pavullo.La diversità linguistica è un valore da studiare Sui banchi di scuola le voci di tutta Europa

La direzione didattica di Pavullo ha ottenuto il riconoscimento per i docenti della primaria e dell’infanzia: «Lezione di civiltà»

PAVULLO. La Direzione Didattica di Pavullo fa il bis. Dopo aver ricevuto il finanziamento europeo Erasmus per il progetto “L’Europa di Arlecchino” nel 2016, ha ottenuto l’approvazione dalla Commissione Europea anche per “Voci d’Europa: il plurilinguismo che valorizza la diversità” relativo al biennio 2018 – 2020, per i docenti della scuola primaria e dell’infanzia.

«Lavorare in Erasmus significa monitoraggio e formazione continua, con report per verificare che gli obiettivi siano stati raggiunti. Un sistema molto più complesso che la semplice e pura realizzazione dei progetti scolastici cui siamo abituati – spiega Elena Baronciani, che fa parte del team di docenti che ha preparato e seguito i progetti –E’ difficile riuscire a passare la selezione. E la Commissione Europea insiste molto anche sulla ricaduta che quello specifico progetto può avere nel territorio nel tempo».


Lucidi, necessari e ambiziosi gli obiettivi del team di docenti pavullese: poter attivare scambi culturali ove la diversità sia fonte di stimolo, incentivare l’uso delle nuove tecnologie favorendo sempre meglio e più partenariati e cooperazione con scuole di altri paesi, incrementare il successo scolastico, il lavoro in team e a progetto stimolando docenti e alunni alla metodologia del Lifelong Learning. E, per quanto riguarda i risultati a lungo termine, contribuire alla creazione di un’Europa basata sulla conoscenza e rendere l'apprendimento permanente una realtà per tutti; rafforzare l'idea dell'Unione come meta di studio; promuovere la parità tra uomini e donne e misure per combattere le discriminazioni fondate su origine etnica o razziale, religione o convinzioni personali, disabilità, età; promuovere il senso di appartenenza ad una grande Comunità, più grande del nostro paese, familiarizzando con l'idea che siamo cittadini europei.

«Intercultura e inclusione – continua Baronciani - sono temi molto trattati ma la vera inclusione dov’è? La nostra, ad esempio, è una realtà montana multi etnica, con moltissime voci e storie. Siamo convinti che sia un errore cancellare e far dimenticare le proprie radici. Il nostro progetto si è quindi espresso con l’obiettivo di valorizzare tutte le lingue presenti nel territorio (intercultura) e di ampliare l’uso e la conoscenza della lingua inglese. Riuscire a comunicare è fondamentale per non sentirsi esclusi. Non dobbiamo dimenticare che le stesse Indicazioni Nazionali chiedono per l’insegnamento dell’inglese una preparazione di livello A1. La realtà, lo sappiamo bene tutti, e lo dico per inciso e senza intento polemico, purtroppo spesso è ben diversa. I docenti che partecipano ad attività di formazione all’estero, qui, sono 21, ovviamente grazie ai finanziamenti europei (48 mila euro). Tra i nostri obiettivi a lungo termine c’è la certificazione europea della lingua inglese attraverso una didattica interattiva della lingua e l’uso della piattaforma europea eTwinning che mette in contatto docenti di tutta Europa. Erasmus abbatte davvero le frontiere».

«Noi abbiamo puntato tanto anche sulla promozione culturale delle minorità linguistiche, valorizzando le lingue di provenienza dei nostri alunni. Il primo passo per accettare l’altro – conclude Baronciani - ne siamo profondamente convinti, è proprio conoscere le sue radici. Abbiamo coinvolto i genitori. Li abbiamo portati in classe. Li abbiamo trasformati in insegnanti. Ci hanno donato la loro cultura, le loro tradizioni. Uno dei progetti che abbiamo portato avanti è legato alla lettura di una favola. Letta prima in italiano. Poi in inglese e infine nella lingua d’origine dei genitori non europei. I bambini hanno anche imparato piccole frasi di uso comune: “come stai” come ti chiami” oltre ad avere ascoltato riti, tradizioni, leggende, e informazioni di moltissimi paesi, più o meno lontani. La scuola è e deve essere quel collante invisibile che fa la differenza». —

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