Modena, prepensionamenti per 1.700 addetti: trattativa e tensioni tra Bper e sindacati

La riduzione del personale sarà attutita da 400 assunzioni Fisac Cgil: «La banca deve investire sulle proprie persone» 

MODENA. Le trattative sindacali nelle grandi banche non raggiungono mai livelli di conflittualità roventi ma è comprensibile che, soprattutto nelle fasi iniziali, si possano generare tensioni nei momenti di confronto. E questo sta accadendo nella trattativa che riguarda Bper Banca, che all’inizio dell’anno ha annunciato un Piano industriale in cui sono stati individuati esuberi per 1.300 addetti: a questa riduzione di personale l’istituto di credito intende arrivare mediante circa 1.700 prepensionamenti e 400 assunzioni.

Ovvio che sulle modalità di attuazione di questa parte del Piano industriale i sindacati di settore possano avere opinioni contrastanti e proposte differenti. E su questi punti è in corso la trattativa, avviata nel luglio scorso, con qualche momento di tensione che soprattutto Fisac Cgil ha cercato di evidenziare. Anche ieri si è tenuto uno degli incontri su cui si basa la trattativa ma sempre sul piano di un confronto che presumibilmente potrà condurre a soluzioni condivise.

Il Piano industriale al 2021 prevede la chiusura di 230 filiali, pari quasi al 20% della rete, considerando che al 31 dicembre scorso Bper contava 1.218 sportelli in 18 regioni, oltre alla riduzione del personale entro il 2021.

Negli annunci iniziali Bper ha dichiarato i 1.700 esuberi, di cui 1.500 da gestire attraverso l’istituzione di un fondo di solidarietà e 230 attraverso la riduzione del ricorso al lavoro interinale. Fondamentalmente le uscite verranno attuate mediante prepensionamenti volontari ed è ovvio che anche le modalità di attuazione possano essere oggetto di trattative.

Per favorire il ricambio generazionale le uscite saranno parzialmente compensate dalle 400 assunzioni.

Il punto nodale della trattativa riguarda le modalità con cui arrivare ai 1.300 lavoratori in meno nell’organico complessivo. I sindacati puntano soprattutto sulla valorizzazione delle risorse interne con l’assunzione di tutti gli addetti interinali.

È importante chiarire che il taglio degli addetti in esubero riguarda in minima parte il territorio modenese.

In questo contesto si innesta la posizione di Fisac Cgil: «L'elemento che emerge è la scelta di Bper - afferma il sindacato - di un Piano lacrime e sangue con una diminuzione del personale eccessiva che non tiene conto della situazione reale della banca, in particolare della rete e della sofferenza e del disagio vissuto quotidianamente da troppi colleghi».

Nel coordinamento sindacale di Fisac Cgil del Gruppo Bper crescono tensione e preoccupazione per come sta evolvendo la trattativa: i rappresentanti dei lavoratori sostengono che «sono necessarie maggiori assunzioni».

«Bper - dice Fisac Cgil - invece di tagliare deve investire maggiormente sulle proprie persone, anche limitando le troppe consulenze ancora presenti. Solo con i rinforzi si potrà salvaguardare un livello adeguato di servizio alla clientela, che non può limitarsi ai canali digitali. Solo assumendo si stabilizzano i precari che Bper in questi anni ha utilizzato e formato ben aldilà dei picchi straordinari di attività e che, nei fatti, sono diventati personale stabile. E solo assumendo - continua Fisac - si può favorire un reale ricambio generazionale che permetta una riduzione dell'età media dei colleghi e consenta l'uscita serena dei colleghi più vicini al pensionamento senza che ciò gravi eccessivamente su quelli che continueranno a lavorare».

«Va aggiunto - dice ancora Fisac - che nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale si discute il mantenimento dell'occupazione nel settore finanziario come elemento fondamentale. E questo obiettivo si deve tradurre in fatti concreti già a partire dai Piani industriali dei principali gruppi bancari italiani, in modo particolare da quelli, come Bper, che non perdono occasione per ribadire la propria vicinanza ai territori».

In questi gioni si è aggiunta anche la protesta dei sindacati Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, UIlca e UniSin in Sardegna, dove sono 600 i lavoratori del Banco di Sardegna avviati al prepensionamento. «È inaccettabile - osservano - che intere lavorazioni vengano spostate da zone depresse del Paese, già povere di opportunità occupazionali, a vantaggio di territori fra i più ricchi d’Italia». —
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi