Gira tre ospedali, 22enne di Vignola muore dopo 10 giorni: c’è un’inchiesta per omicidio colposo

La 22enne Maura Di Puoti visitata a Vignola per sospetta appendicite, operata a Sassuolo e poi trasferita a Baggiovara

VIGNOLA. Prima i forti dolori allo stomaco che facevano pensare a un’appendicite, poi gli esami e l’intervento chirurgico al colon che gli stessi medici hanno giudicato perfettamente riuscito.

Ma una ragazza di 22 anni, dopo una visita al pronto soccorso di Vignola e alcuni giorni di ricovero all’ospedale di Sassuolo, è stata portata per ulteriori accertamenti specialistici a Baggiovara, visto che continuava a lamentare forti dolori, e qui nella notte tra giovedì e venerdì è spirata.


In soli dieci giorni, quello che sembrava un dolore addominale è diventato la causa della morte di Maura Di Puoti, 22 anni, residente a Vignola con la famiglia da qualche tempo.

Lei, una giovane solare e piena di vita che tra le sue attività aveva il sogno di fare la cantante, si era trasferita volentieri a Vignola. Come tanti della sua età si teneva in contatto con gli amici che aveva lasciato a Casaluce, dov’era nata e cresciuta e dove aveva frequentato il liceo linguistico.

Tanti contatti tramite i social e soprattutto con il telefonino; anche gli amici, nelle prime reazioni, non hanno potuto fare altro che compiangere la sorte della ragazza, morta per una causa ancora non spiegabile: tutte le procedure pare che siano state eseguite sino all’ultimo dettaglio. Questa almeno la posizione ufficiale dei due ospedali in cui è stata ricoverata, dopo la prima visita a Vignola, Maura Di Puoti. Una posizione sulla quale ci saranno accertamenti: oltre a una indagine interna, è stata aperta anche una inchiesta della Procura, obbligatoria in casi come questo.

Ieri pomeriggio poco dopo le 15 la salma della ragazza è stata trasportata dall’ospedale di Baggiovara alla Medicina Legale dove verrà effettuata l’autopsia per chiarire una volta per tutte le cause della morte. E quindi le eventuali responsabilità.

Certo è che le prime reazioni a caldo tra le corsie sono quelle di un fatto inspiegabile, visto che anche le radiografie e le analisi effettuate dopo l’operazione che aveva rimosso chirurgicamente il problema non avevano mandato segnali di allarme ai sanitari. Anzi, se non fosse stato per i dolori che lei stessa lamentava, sarebbe stata dimessa. Proprio quelli hanno fatto capire ai medici che c’era qualcosa che non andava e quindi, dopo aver esaurito la batteria di analisi con la strumentazione esistente all’ospedale di Sassuolo, Maura Di Puoti è stata trasferita per ulteriori accertamenti a Baggiovara. Solo lì infatti, ci sono le “grandi macchine”, come vengono definiti nel linguaggio medico i costosi macchinari che permettono gli esami più costosi e sofisticati. E infatti è stata eseguita una “Angio Tac”.

Una volta a Modena le sue condizioni sono state giudicate molto serie e quindi, visto l’aggravamento improvviso, sono stati i medici di Rianimazione a tentare di salvarle. Ma ogni rimedio è stato inutile.

Poco prima dell’alba il cuore di Maura Di Puoti si è fermato.

Più ancora delle eventuali responsabilità, ai vertici sanitari interessa sapere che cos’è realmente accaduto nelle ultime ore. C’è stato qualche sintomo sottovalutato, un errore di valutazione che poteva essere evitato, oppure è stato un caso rarissimo, un aggravamento fulminante che assolutamente non poteva essere previsto? Uno shock emorragico? Per ora tutte le ipotesi restano senza risposta. Toccherà ai medici legali dare il loro responso e mandare il rapporto alla Procura che ha aperto un fascicolo d’indagine per omicidio colposo a carico d’ignoti. L’ultima parola spetta quindi al Procuratore della Repubblica, Giovagnoli. —