Modena, vestito di scuro, al buio, è investito e muore. Il giudice: «Risarcimento solo del 25%»

I motivi: «La vittima si trovava in mezzo alla carreggiata ed era poco visibile. L’automobilista ha colpa ma solo in parte»

MODENA. Camminare in mezzo a una strada buia, in abiti scuri, non aiuta a prevenire un incidente. Anzi. Soprattutto se un automobilista, dopo aver finito una curva, si trova davanti un anziano in mezzo alla strada. Per questo il giudice civile di Modena ha stabilito la colpa del guidatore dell’auto, che ha investito un pensionato provocando le lesioni che poi hanno portato l’anziano alla morte: è sicuramente responsabile - ha detto - ma solo per un quarto del danno.

I due figli della vittima avevano chiesto al Tribunale Ordinario di Modena di attribuire la responsabilità esclusiva del decesso secondo una catena chiara: incidente, ferite, ricovero e decesso. Chiedevano che venissero riconosciuti sia un danno patrimoniale, un danno per la perdita del parente e infine un danno dovuto alla coscienza di star per morire che avrebbe creato dolore ulteriore al pensionato.


L’incidente era avvenuto nel febbraio 2016 in una località dell’alto Appennino modenese. L’ultraottantenne affetto dal morbo di Alzheimer percorreva una strada Provinciale con la badante. Il guidatore viaggiava lungo quella strada. Era buio, la visibilità era scarsa e non c’era illuminazione pubblica. Finito di affrontare una curva a sinistra a una velocità di 50-55 chilometri all’ora (secondo la ricostruzione successiva) improvvisamente l’automobilista si era trovato di fronte l’anziano vestito di scuro in mezzo alla strada. Aveva frenato ma un attimo dopo era avvenuto l’impatto. Come poi si è stabilito, l’anziano si era allontanato dalla sua badante mentre camminavano insieme sul ciglio della strada.

Nella sentenza si legge che «il sinistro è addebitabile alla condotta del conducente nella misura soltanto di un quarto». Le ragioni di questa decisione del giudice stanno non tanto nella velocità dell’auto (appena sopra il limite dei 50 all’ora), quanto «nella possibilità di avvistamento del pedone che, pacificamente, si trovava dove non avrebbe dovuto (quasi al centro della carreggiata), cioè in un luogo in cui in linea di massima gli automobilisti non si aspettano di dover fronteggiare ostacoli umani». E «per il comportamento colposo del danneggiato, il suo abbigliamento scuro».

Per questo motivi il giudice ritiene che il conducente «non ha minimamente percepito la presenza dell’anziano sulla carreggiata», forse anche a causa del fatto che non viaggiava usando gli abbaglianti.

Proprio a causa dell’incidente, il pensionato è stato ricoverato per le gravi ferite riportate ma poi è deceduto per un’inalazione bronchiale di cibo mentre veniva nutrito con un sondino endogastrico: l’ingerimento è avvenuto quando il paziente era molto agitato. Ma questa circostanza conta poco, si legge nella sentenza: «Il Tribunale ritiene la sussistenza causale tra la condotta del conducente e il decesso».

Per quanto riguarda i risarcimenti, la questione della sofferenza da lucidità, per la consapevolezza che l’anziano avrebbe avuto dalla sua morte ormai prossima, il giudice ritiene che questa valutazione non sia possibile non solo per una questione di principio ma perché, anche se lucido nei suoi ultimi giorni, l’anziano soffriva di Alzheimer e quindi non è possibile provare un disagio che richiede uno stato di lucidità. Il giudice ha così condannato il conducente e la sua la sua assicurazione a risarcire i danni ma solo per un quarto di quanto fissato dal tribunale. —