Vignola. Al Paradisi studenti increduli sui ricatti «Perchè sono arrivati a tanto?»

I commenti di genitori sulla vicenda delle estorsioni e percosse fra coetanei

VIGNOLA. Incredulità. Collera. Delusione. E tanta perplessità per questa prima fase in cui le notizie sono vaghe e, dopo le indagini, non c’è un punto fermo giudiziario che sancisce una volta per tutte ciò che è successo. Senza contestazioni.. «Davvero dei ragazzi come noi sono arrivati a ricattare un amico? Hanno portato a casa 25 mila euro obbligando le vittime a rubare ai genitori i gioielli di famiglia? Ma è roba da film».



La ragazza di 17 anni che si ferma un attimo all’uscita del Paradisi non riesce a farsene una ragione. Attorniata dalle sue amiche, sotto le prime gocce di una pioggia leggera, accetta il confronto sul fatto del giorno.«Poteva succedere in qualsiasi scuola e non solo in un istituto tecnico - dice - Quando abbiamo visto la notizia sui social è scattata la corsa per sapere di chi si tratta. Ma in fondo ha poca importanza, pochissima. Se hanno sbagliato pagheranno, ma a me, a noi giovani, interessa solo sapere se si sono resi conto della gravità di quello che facevano».

«Si sono comportati da criminali esperti e non sappiamo neppure di chi si tratta - protesta a bassa voce un genitore - Se mio figlio mi dice che il sabato sera esce con gli amici, vorrei capire se nel gruppo c’è anche chi offre marijuana da fumare e fa le riprese di nascosto per poi ricattarlo. Insomma, noi genitori abbiamo diritto di sapere visto che abbiamo il dovere di provvedere. O no?»

Il giudizio di un altro ragzzo sui 16 anni è più sfumato. «Se l’accusa riguarda solo le canne, le sigarette con l’hashish, è un paio di maniche. Ma se questi pestavano a sangue le vittime per farsi consegnare soldi e gioielli allora sono dei farabutti».

«Sono molto allarmata e perplessa, lo scriva - dice una mamma mentre aspetta la figlia in arrivo - È stato scritto che i piccoli delinquenti si sono fatti consegnare i preziosi dalle loro vittime, che a loro volta sono diventati obbligatoriamente loro complici per i furti in casa. Bene, ma per trasformare le collane, gli anelli e il resto in soldi contanti da chi andavano? C’è chi ricetta questi preziosi senza chiedere ai ragazzini di 17 anni da dove provengono quando si presentano con le tasche piene? Ecco, mi piacerebbe sapere se c’erano dei complici adulti alle loro spalle, che rendevano redditizie le loro violenze. E in un certo senso li stimolava a ripeterle sino alle estreme conseguenze». «Se c’era un ricettatore che faceva da bancomat dovrebbe essere impalato - riassume in maniera pesante un padre - Ragazzi senza ideali? E l’esempio che diamo noi adulti? Per loro chi, a 50 anni, compra i gioielli rubati è una persona affidabile anche se li truffa. Contano le banconote che frusciano. Una facilità nella ricchezza facile che diventa una droga invincibile. Basta mostrare il filmato proibito i soldi arrivano gratis. Tanti e tutti insieme. Senza fatica».

Anche sulla responsabilità della scuola i pareri sono di due tipi. C’è chi punta il dito sui vertici che all’epoca dei fatti guidavano il Paradisi («Possibile che l’ex preside non si fosse mai accorta di nulla?» ) a chi giustifica gli insegnanti in blocco: «Quei tre avevano una doppia vita. Se i loro genitori non sapevano nulla come potevano accorgersene i professori che li vedono a turno poche ore alla settimana?» —

S.C.