Modena. Lascia tutto agli amici ma la data è “2500”: testamento annullato

Doveva scrivere 2005: le ultime volontà non valgono nulla. I beni vanno alla sorella e in parte al Comune di residenza

MODENA Sotto le sue ultime volontà scritte in un foglio, accanto alla sua firma, l’anziano doveva scrivere l’anno “2005” e invece ha scritto “2500”. Ma se nel testamento manoscritto si lascia tutto a qualcuno datandolo così, è chiaro che si è di fronte come minimo a una svista (o magari uno stratagemma). Poco importa la motivazione dell’errore: per legge è una data ritenuta “impossibile” e per questo è non valida. E siccome ha valore solo se ha una data chiara, dato che non ce l’ha, questo testamento è nullo. Lo ha stabilito anche la Corte d’Appello di Bologna confermando la sentenza del Tribunale Ordinario di Modena.

Ancora una volta sono stati condannati alle spese di lite due amici di caccia di un agricoltore benestante della nostra provincia. E anche questa volta i giudici hanno confermato che l’eredità spetta alla sorella e, per donazione, al Comune.


La causa di secondo grado discussa dalla Prima Sezione Civile d’Appello, era stata intentata da due familiari che andavano a caccia con l’anziano agricoltore scomparso. Due compagni di doppietta che negli ultimi tempi erano molto spesso a casa dell’anziano, malato e sofferente. Si sono fatti vivi quasi un anno dopo il decesso facendo pubblicare da un notaio un testamento olografo nel quale si leggeva che il generoso amico lasciava loro i suoi beni. Il testamento inatteso arrivava dopo l’avvio delle pratiche di successione che prevedevano l’eredità per la sorella, e tramite lei, in parte al Comune di residenza del defunto, tre quarti di un terreno con un fabbricato. Dal testamento spuntato dai cassetti dei due cacciatori è nata una causa civile per reclamare il patrimonio seguita dal giudice di Modena: i due chiedevano alla sorella del defunto di restituire tutti i beni “caduti” in successione, anche quelli assegnati al Comune. Ma il giudice di Modena, dopo aver esaminato la scheda del testamento, è arrivato alla conclusione che non era valido. Mancava la data, si leggeva nella sentenza (poi impugnata dai due).

Il punto della contesa era infatti la data in calce al testamento rivendicato dai due: doveva indicare, per via logica, il 2005 e invece indicava l’anno 2500. Un po’ troppo avanti nel tempo, quei cinque secoli. Per questo il giudice aveva ritenuto che fosse “impossibile”; quindi la data erra nulla. E il testamento era di fatto privo di una data; in definitiva, era da annullare. I due nell’appello reclamavano la presenza di un semplice errore di trascrizione. Ma i giudici di Bologna hanno invece sostenuto che in base la Codice Civile (articolo 602), se la data è omessa o incompleta, il testamento è annullabile. Non solo quell’anno era impossibile, ma anche il mese era illeggibile: l’anziano aveva scarabocchiato un numero che poteva essere un tre o un otto. Scrivono i giudici di secondo grado: “La data costituisce l’elemento essenziale del testamento olografo che deve per l’appunto contenere l’indicazione di giorno, mese e anno”. “La situazione non ricorre nella fattispecie – notano – laddove, come ha correttamente ritenuto il tribunale di Modena, l’indicazione nel testamento della data quanto all’anno della sua redazione nel “2500” è da considerare come “data mancante” in quanto impossibile”. Non conta quindi se è stato un errore di scrittura. Quella data annulla la validità del pezzo di carta con le volontà scritte a mano dal deceduto. Per questo la successione seguirà le regole della “legittima” e i beni passeranno, come già deciso, alla sorella e in parte al Comune. E i due amici di caccia dovranno pagare le parcelle.