Carpi, la Procura chiede il processo per l’ex vicesindaco Morelli

CARPI. Il pm Claudia Natalini ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per Simone Morelli, l’ex vicesindaco al centro dell’“Inchiesta Mangiafuoco”. E di questo caso politico-scandalistico è proprio lui, l’ex assessore vice del sindaco Alberto Bellelli, a trovarsi alla fine delle indagini con un’accusa rimasta in piedi, dopo che tutti gli altri indagati sono stati archiviati. (Resta aperta anche la vicenda collaterale della tentata diffamazione per il dossier contro il sindaco che vede indagato sempre lui e l’ex esponente leghista modenese Stefano Soranna).

Per Morelli è già stata fissata l’udienza preliminare: il 4 febbraio prossimo. L’accusa: tentata concussione. Il caso: il progetto del dehors per il bar La Macina e le presunte pressioni alle titolari della vicina profumeria e della farmacia. Una vicenda sicuramente minore rispetto a quanto si era inizialmente prospettato su supposti scambi di voti, mazzette e appalti di favore che non si sono poi né verificati né concretizzati nella indagini condotte dai carabinieri e vagliate meticolosamente dal sostituto procuratore. Proprio la Natalini ha ritenuto che, in ultima analisi, questa fosse l’unica accusa fondata e degna del vaglio in aula.


Morelli, difeso dall’avvocato Giovanni Gibertini, è accusato di questo singolo episodio in più fasi avvenuto tra l’estate e l’autunno 2018. All’epoca assessore con delega, tra l’altro, al centro storico e forte della sua carica di vicesindaco, Morelli si interessò di un progetto di dehors per il bar del quale era socia una sua amica. Per questi motivi - secondo la ricostruzione emersa nelle indagini e formalizzata nella richiesta di rinvio a giudizio - sarebbe andato dalla titolare della profumeria e dalla farmacista, i cui negozi sono accanto al bar, chiedendo l’assenso per l’intervento che prevedeva l’installazione della struttura temporanea. Le due interessate non ne volevano sapere. Ma il loro assenso era necessario: lo prevedeva il regolamento. Per questo motivo, sempre secondo la Procura, Morelli avrebbe minacciato la commerciante e la farmacista: diceva che avrebbe modificato il regolamento comunale.

Nel corso delle indagini è emerso l’iter seguito da una bozza di progetto di modifica del regolamento comunale proprio per i dehors voluta da Morelli. Secondo la ricostruzione, si consentiva di prescindere dall’assenso se l’installazione temporanea esterna al locale era inferiore a 80 centimetri di altezza. Ma nella seduta del Consiglio comunale del 21 giugno 2018 le minoranze fecero apportare una modifica sugli arredi urbani che mandò all’aria il tentativo. —