Pedofilo in chat, come è possibile?  L'esperto: «I bambini si fidano delle persone adulte E non concepiscono i pericoli sessuali»

La psicologa Scalise: «Possiamo temere solo ciò che comprendiamo Smartphone? i genitori possono prevenire, informarsi e controllare» 

MODENA. «Un bambino non sa cosa sia la pedofilia, non la teme proprio perché non la conosce».

La dottoressa Francesca Scalise è una psicologa che da anni lavora accanto ai giovani, agli adolescenti in particolare e quindi ha estrema conoscenza del mondo dei social network che spesso e volentieri diventano il terreno di caccia dei pedofili.



«Ma per i bambini che frequentano le elementari il discorso è differente. Almeno fino alle medie quello della pedofilia è un concetto che non può essere compreso. E neanche spiegato: è difficile far capire a un bambino che un adulto abbia una pulsione sessuale nei loro confronti. È un qualcosa che non riescono a concepire e, soprattutto, non ne hanno nemmeno paura, perché io temo ciò che comprendo in base al mio sviluppo cognitivo, che ha tappe ben precise e definite. È come un piccolo di 4 anni che si lancia ovunque, salta da altezze azzardate: lo fa perché non riesce a comprendere il rischio di quelle azioni. Sono io, genitore, che se mi accorgo che si sta lanciando da un’altezza troppo elevata ho paura».

Da quando cominciano a comprendere la sfera sessuale?

«Lo si capisce nel momento in cui iniziano le pulsioni sessuali e quindi diciamo indicativamente in seconda media. Altrimenti non sai che cosa siano. E comunque con l’inizio della pubertà non si ha poi la padronanza totale della sfera sessuale, al limite si inizia a provare attrazione verso l’altro».

Un bambino che rapporto ha con l’adulto?

«Di estrema fiducia. I bambini vedono nei “grandi” persone che sono pronte ad aiutarli e star loro accanto. Sicuramente non pensano di poter essere abusati da un adulto. Ma senza arrivare a questi estremi, il bambino non capisce nemmeno la malafede di un adulto che potrebbe ingannarlo».

E con i social network?

«A quell’età non si può ancora parlare di dipendenza, come invece avviene negli adolescenti. Almeno in Italia, negli altri Paesi è diverso. Tuttavia, anche nei nostri bambini può insorgere una dipendenza dal mondo virtuale: ad esempio per la Play Station o per il tablet con cui guardare video online. Tutto cambia alle scuole medie e superiori. Ora abbiamo giovani completamente chiusi nel mondo virtuale, che non riescono più a vivere la realtà perché sono intrappolati nei social network».

Cosa possono fare i genitori per proteggere i bambini?

«Non parliamo di uno spot pubblicitario che funziona nel momento in cui diamo un cellulare a nostro figlio. Nello specifico la prima prevenzione è ritardarne l’uso: diciamo che oggi in media tra le seconda e la terza media tutti hanno un cellulare e non possiamo pensare che siano sufficientemente maturi a quell’età. L’altro tipo di prevenzione invece deve essere fatto prima, negli anni, crescendolo in maniera responsabile. E poi mi devo informare, conoscere. In tutte le scuole ci sono serate specifiche per i genitori in cui viene fatta luce sui mondi dei social network che i ragazzi usano abitualmente. E infine ci deve essere il controllo. Non farsi scrupoli se si hanno dubbi e verificare che cosa c’è nel cellulare dei nostri figli». —

GIB

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI