Bambino in chat col pedofilo: da ieri indaga la Distrettuale

Il fascicolo per adescamento di minore è passato alla sezione speciale di Bologna Verifiche sull’identità del pedofilo e su quella dell’adulto nella sua foto profilo

MODENA. Bambino contattato da un pedofilo su Tik Tok: il caso modenese è passato alla Procura Distrettuale. I magistrati della sezione specializzata di Bologna in reati informatici e di pedofilia sul web hanno preso possesso dell’inchiesta sul caso accaduto a uno studente di quarta elementare dell’istituto Comprensivo 1 di Modena. Quattro giorni di chattate e contatti con un adulto che ha cercato di instaurare una relazione con connotazioni sempre più intime e spinte.

Un caso lampante di adescamento di minore che, dopo la denuncia del padre ai carabinieri, ha indotto la Procura di Modena ad avviare un’indagine che è già arrivata a una identificazione del presunto pedofilo e che ora passa agli specialisti della Distrettuale.

Il punto focale resta chiarire se all’intestatario della chat sul social cinese Tik Tok - quello più usato dai ragazzini soprattutto per scambi di file musicale ed esibizioni adolescenziali - è possibile dare un nome e un volto definitivo. E se il volto di un uomo adulto sui cinquant’anni che appare nel suo profilo è il suo (piuttosto improbabile) o a chi appartiene e come è finito lì, magari dando in pasto agli insulti sui social il volto di un estraneo al quale è stata rubata l’immagine. Indagini molto delicate, insomma, sulle quali ora non trapela più nulla. Tik Tok non è certo nuovo a inchieste giudiziarie. Anzi.

Il social cinese è coinvolto in una marea di casi in tutto il mondo per ragazzini adescati da pedofili o da persone disturbate che li spingono all’anoressia. In India ne è stato vietato l’uso. In Gran Bretagna in febbraio è scoppiato il bubbone: sono emersi tentati adescamenti di bambini e le scuole sono state allertate. Le indagini sono ancora in corso.

L’allarme è stato diffuso anche da un’associazione internazionale per la difesa dei bambini: la National Society for the Prevention of Cruelty to Children (Nspcc) che accusa Tik Tok di essere un «terreno di caccia» per pedofili. In Italia l’allarme è partito dai carabinieri in Piemonte. E a Fiorano un assessore,  Luca Busani, ora suggerisce ai genitori di installare sugli smartphone dei figli l’applicazione “Where Are U”, che in caso di emergenza potrà segnalare automaticamente al 112 la posizione, e anche “YouPol”, app che permette di interagire con la polizia postale segnalando contatti sospetti via chat. —