Sergio, il chirurgo del gigante John Deere cresciuto col 13 e 17

Malavasi è diventato l’unica officina autorizzata del modenese Quarant’anni tra i motori. «Vorrei assumere ma non trovo giovani»

MIRANDOLA. Sergio ha passato una vita a usare le chiavi del 13 e del 17 con le mani nere di morcia. Olio. Grasso. Poi sono arrivati i giorni dell'elettronica. Delle centraline che in un nanosecondo ti fanno il check up. Le diagnosi. «Aaah ma se non sai, comunque, usare le chiavi del 13 e del 17 con cui fai e disfi mezzo mondo sei nei guai lo stesso. Elettronica o no. Serve conoscere la meccanica, un tornio, serve esperienza, sapere cos’è il cuore di un trattore, di un mezzo agricolo. Puoi avere tutta l'elettronica che vuoi. Lei, come nelle auto, ti dice dove è il problema ma poi sta a te metterci le mani e allora torniamo daccapo...».

A quei numeri magici, 13 e 17, neanche uno pensasse alla scaramanzia, che hanno accompagnato la vita di Sergio Malavasi da quando era alunno dell'Iti Tecnico Professionale di Mirandola. Faccione bonario emiliano, maniche sempre (o quasi) tirate su (altro timbro dell'emiliano doc), Malavasi nel modenese è un po' il “signor John Deere”. Meccanico da quarant'anni è l'unica officina autorizzata di qua e di là della Via Emilia del gigante americano, quello dei trattori verdi e gialli, che fa direttamente riferimento al Consorzio Agrario per le vendite. Il Cap è il concessionario e Malavasi in quel paesino, quel punto di case sparso nelle Valli Mirandolesi, crocevia tra il modenese, ferrarese e mantovano, con orizzonti che si chiamano i Barchessoni e gli aironi dell'oasi faunistica protetta, be' lui è il “dottore” che fa i tagliandi, i check up ai giganti gialloverdi che punteggiano le campagne modenesi. Dalla Bassa all'Appennino.


Azienda e officina che spesso sembrano una sala operatoria, Sergio con i suoi 57 anni più che un meccanico e un piccolo imprenditore è una scuola. A cui avvicinarsi se si ama questo lavoro di “chirurgo dei trattori”. «Vorrei assumere, allargare la squadra, il problema è che sento dire che c'è disoccupazione ma poi, paradossalmente, non riesco a trovare un giovane da assumere. Iniziano da apprendisti ma ancor prima di mettere piede in officina ti chiedono: quanto si prende? Oh io alle cinque stacco che poi ho lo “spritz”... E se c'è un'emergenza e da lavorare il sabato o la domenica lasciamo perdere... Invece il lavoro deve essere anche passione. Se non c'è quella, professionalmente non si crescerà mai».

La squadra di Malavasi è una piccola famiglia. In officina Stefano Vacchi e poi Andrea Borghi e Vittorio Leocadi, entrambi distaccati alle officina John Deere nelle sedi del Consorzio Agrario a Castelfranco e San Giorgio in Piano per la loro conoscenza frutto degli anni alla scuola Malavasi “chiave del 13 e del 17”. Al “desk” dell'amministrazione la moglie Roberta Dall'Olio con la quale ha avuto due figlie: Elisa e Erika. «Dopo l'Iti iniziai come apprendista all'officina Tioli, poi dieci anni a quella di Antonio Razzaboni a Mirandola e ancora cinque-sei anni alla Coop Mes azienda specializzata nella produzione di macchinari per la lavorazione e raccolta del pomodoro – racconta – Ma era tempo di tentare l'avventura da solo. E col Duemila ho deciso anche di cambiare vita e mettermi in proprio... L'assistenza per la Same, poi anche Fiat, infine il premio per quanto fatto e l'esperienza maturata: officina autorizzata di John Deere. L'unico nel Modenese, anche se qui, in questo pugno di case sperdute nelle valli Mirandolesi. È il mio paese. Proprio per questo mi inorgoglisce ancora di più...».

Come il portafoglio clienti. «Sono 260 e vanno dal modenese al mantovano e ferrarese. Chi ci sceglie sa che noi ci siamo sempre. Come quando un'ora e mezza dopo la telefonata, eravamo già in Toscana con l'officina mobile per risolvere un'emergenza..».

Il trattore del cuore? «La serie 6mila della John Deere. Non ancora elettronico ma ad un passo... Una forza della natura. Un concentrato di meccanica di vecchio stampo... Come anni fa anche la serie oro della Fiat, la serie 90..».

Quarant'anni di officina che sono stati come un secolo. Assistendo chiavi in mano alla corsa tecnologica, all'evoluzione e rivoluzione elettronica arrivata ai 380 cavalli del Track, il trattore “cingolato” da 200mila euro (ma anche qui come per una qualsiasi auto sono gli allestimenti, gli “optional” a fare la differenza sul prezzo base di listino...) ultimo ritrovato dei campi.

«Vorrei ampliare l'azienda, allargare il capannone. Qui ormai siamo stretti. La pensione è vicina? Oh sì ma può aspettare ancora un pochino... Avanti con quel trattore! Vieni avanti... Allora cos'è successo? Cos'è che non va? Stefano, dammi la chiave del 17 che vediamo...». —