Modena. Mazzette per far operare un bimbo malato

A processo per estorsione la mediatrice 46enne accusata di aver chiesto 6 mila euro ai genitori del piccolo arrivato da Kiev



MODENA. Il caso del piccolo ucraino di tre anni e mezzo operato a Modena per un tumore al cervello aveva commosso la città. Ora si scopre che i familiari del bambino sarebbero stati vittime di un'estorsione compiuta da una loro connazionale che abita nella nostra provincia: V.A., 46 anni. La donna è stata infatti rinviata a giudizio ieri mattina per questo odioso reato: secondo l'accusa avrebbe chiesto e ottenuto seimila euro dalla famiglia ucraina adducendo a pretesto spese inesistenti e i costi di una radioterapia già programmata in ospedale. Il processo, che inizierà in settembre, permetterà di conoscere le ragioni della difesa su una vicenda sconcertante.


Di questo episodio non si sapeva nulla fino a ieri mattina, quando è stato affrontato in udienza preliminare dal giudice Barbara Malvasi. Il Pm Marco Niccolini ha esposto la vicenda che a suo avviso richiedeva un processo per essere chiarita, tanto era grave. La donna ucraina residente a Modena si era infatti proposta come tramite locale dopo che nel 2017 l'associazione faentina Cosmohelp Onlus (del tutto estranea a questa vicenda) aveva ottenuto da Policlinico e Baggiovara la possibilità di operare e curare in via del tutto gratuita il piccolo bambino ucraino affetto da un tumore la cervello. Arrivato da Kiev il 5 luglio, il piccolo è stato ricoverato in via del Pozzo tramite la Regione e Cosmohelp, l'associazione romagnola che si occupa di pazienti da operare provenienti da Paesi che non hanno accesso a cure così sofisticate. E ad aiutare invece la famiglia ucraina localmente, su Modena e dintorni, si era offerta la 46enne. Secondo le ricostruzioni successive ai fatti, in base alle testimonianze dei genitori del piccolo paziente (famiglia ora parte civile al processo, seguita dall'avvocato Enrico Fontana), la loro connazionale da Modena aveva dato la sua disponibilità avvertendo però i genitori di far scorta di contanti in abbondanza perché ci sarebbero state ingenti spese da sostenere. Il bambino affetto da neoplasia cerebrale è stato ricoverato nella Struttura Complessa di Oncoematologia pediatrica del Policlinico, diretta dal professor Lorenzo Iughetti, seguito dall’equipe della dottoressa Monica Cellini, quindi trasferito alla Neurochirurgia dell’Ospedale Civile di Baggiovara, che il 17 luglio lo ha sottoposto a un intervento chirurgico di dieci ore che si è svolto senza complicazioni. Il tumore è stato asportato. Ma poco dopo l'intervento, V.A. avrebbe chiesto ai genitori una ingente somma di denaro per le cure radioterapiche. Cure che si dovevano in effetti fare e che sono state fatte ma non a pagamento e soprattutto attraverso la mano della mediatrice locale. Per questo è scattata una denuncia seguita dall'inchiesta del pm Marco Niccolini e che ora ha condotto al processo di V.A. —