Il colorificio J Colors chiude a Finale: ultimatum ai 32 lavoratori

L'annuncio di Giovanni Mitrano, consigliere delegato del colorificio finalese: «O venite in Lombardia o sarete licenziati». Reazione della Regione che ha finanziato la ricostruzione con più di sette milioni di euro: «Alternativa inaccettabile»

FINALE. Chi aveva subodorato la naturale evoluzione delle cose aveva già trovato un altro impiego, chi invece si era fidato delle rassicurazioni - ora smentite nei fatti - dei sindacati di inizio 2019 ha continuato a dare tutto se stesso per J Colors. Ma adesso si è arrivati ad un punto di non ritorno. Lo storico colorificio ex Rossetti del polo industriale di Finale ha infatti annunciato l’intenzione di chiudere lo stabilimento, accentrando tutta la produzione, la logistica e l’area amministrativa su Lainate dove l’azienda ha un altro sito produttivo. La comunicazione della dismissione a Finale, su cui la Regione ha stanziato oltre 7 milioni di euro per la ricostruzione post terremoto, l’ha data il consigliere delegato Giovanni Mitrano.

IL PIANO. E il piano è lacrime e sangue per i 32 dipendenti finalesi. In sostanza: o si trasferiscono a Milano per continuare a lavorare o saranno licenziati e neppure la disponibilità ad andare in Lombardia - dove molti di loro sono stati nel periodo del sisma e dove hanno trasmesso importanti competenze - darà loro una certezza visto che esistono “figure duplicate” che inevitabilmente saranno in eccesso. J Colors ha infatti presentato un nuovo piano di licenziamenti che riguarda 40 addetti a fronte dei 102 attualmente contrattualizzati a tempo indeterminato.


"OTTIMIZZARE". Mitrano parla di “ottimizzazione delle risorse umane” e motiva il progetto “quale conseguenza del precedente piano di ristrutturazione i cui obiettivi di mantenimento sul mercato di J Colors restano prioritari”. Perché l’azienda sostiene vi sia stato un significativo calo di fatturato e che quindi il progetto di licenziamento su base volontaria avviato a gennaio “non si è rivelato risolutivo dei problemi strutturali della società che la vede costretta a proseguire con maggiore incisività ed efficacia il vitale processo di ristrutturazione”.

E pensare che i lavoratori di Finale avevano vissuto gli ultimi mesi come particolarmente positivi con un aumento del lavoro, elemento che aveva dato un po’ di energia dopo tante vicissitudini. Ma la percezione non fa il paio con le strategie aziendali che, salvo interventi decisi di altre istituzioni, rischiano di cancellare la storia del mitico colorificio Rossetti e altri 32 posti di lavoro nella Bassa terremotata.

LA REGIONE. Immediata la reazione della Regione. «Gli sforzi fatti per la ricostruzione non possono essere ripagati in questo modo e la Regione si attiverà per mettere in campo tutte le azioni utili a salvaguardare l’occupazione e la continuità produttiva dello stabilimento - scrive l’assessore Palma Costi - Visti gli sforzi fatti, ci aspettiamo un piano di rilancio dell’attività. Mi sono messa in contatto con le organizzazioni sindacali per capire la situazione e condividere l’attivazione del tavolo di salvaguardia occupazionale, al fine di scongiurare quanto l’azienda ha annunciato».

LE REAZIONI. «Su quest’azienda - scrivono Andrea Ratti, Pierpaolo Salino ed Elena Terzi di Pd e lista civica - sono state investite importanti risorse dalla Regione per la ricostruzione e grandi sacrifici sono stati fatti dai dipendenti finalesi per tutto il periodo di ricostruzione pur di mantenere viva la speranza del loro lavoro. Esprimiamo grave preoccupazione». —