Novi I 100 anni di Gino Ferrari dalla prigionia alla... Gazzetta 

Scampato alla guerra mondiale e ai campi alleati in Africa «Ferito, mi rifiutai di uccidere» Aprì l’edicola del paese nel 1959 Tre figli, 5 nipoti e una pronipote

NOVI. «La mitraglietta l’ho buttata quando di fronte ci trovammo gli americani e i loro carri. Venni ferito, ma non avevo intenzione di uccidere, né aveva senso quella violenza». Gino Ferrari racconta così uno spezzone della sua storia centenaria. Un secolo di vita e di altruismo, segnato dagli anni difficili del dopoguerra e dallastessa guerra: «Partii nel 1939, per il Brennero, poi il trasferimento in Sicilia, dove fui fatto prigioniero. Ero diretto negli Usa, la nave rientrò, l’altra coi prigionieri naufragò. E così è iniziata la mia prigionia, dall’Africa».

Novi, i cento anni di Gino Ferrari storico corrispondente della Gazzetta

Finita la guerra, dopo 70 mesi in tutto, il ritorno a casa, il lavoro nell’azienda di famiglia, la Corte Camatte presa in affitto dal papà e dallo zio (Silvio e Sergio) a Pegognaga. E, quando nel paese mantovano lo volevano sindaco per il suo costante ed inesauribile impegno sociale, ecco la decisione di tornare nella sua Novi, e rilevare l’edicola del povero Lonino Battaglia, raccogliendo il suggerimento della zia Marina. «Sì, perché papà era sempre impegnato, ma amava stare un passo indietro, senza protagonismi», spiega la figlia di Gino, l’insegnante Liviana.


A Novi, Gino è presto divenuto ed è ancora oggi una istituzione. Ha fondato con altri l’Aneser, che gli ha tributato un riconoscimento per il suo compleanno speciale, è socio dell’Anpi e dell’Arci Taverna (ieri pomeriggio il presidente Onesto Ascari ha organizzato per lui una applauditissima festa), e tra tanto altro è stato per anni corrispondente da Novi per la nostra Gazzetta. Non solo, appassionato di musica, è un fedelissimo della Filarmonica Novese. L’altra sera durante in concerto in palestra il maestro Stefano Bergamini ha fatto suonare per Gino la marcia del “Centenario”, composta dal musicista novese Odoardo Mozzarini, che fece lezioni e lavorò con artisti come Lando Fiorini e la Turina: «Con Odoardo eravamo a scuola insieme, ed amici», racconta commosso Gino, che per l’occasione ha ricevuto l’abbraccio della nipotina e i complimenti della comunità.

Ieri mattina, poi, la visita del sindaco Enrico Diacci, del presidente del consiglio comunale Claudio Tioli e del parroco don Ivano, nella casa dove Ferrari vive con la figlia Grazietta. «Perchè la mia casa è ancora inagibile... », racconta. Aggiungendo sornione: «Mi ha fatto piacere vederli, anche don Ivano. Ammiro chi ha fede, perché vive più sereno. Io purtroppo la fede l’ho smarrita giovane, nel deserto dell’Africa. Ma sono sicuro che qualcuno l’avrà raccolta, facendone tesoro».

Gino, nonostante l’età, è ancora lucido e sempre con la battuta pronta: «Saluta tutti, e tutti lo conoscono, è una istituzione», dicono in paese.

«Un amico, una persona che ha sempre una buona parola per ciascuno, con simpatia e buon umore, ancora adesso i suoi racconti incantano grandi e piccini. Gino, buna vita», dice il sindaco Diacci. E Gino, che ha tre figli (Grazietta, Liviana e Livio), cinque nipoti (Valentina, Valeria, Luca, Andrea e Chiara, mamma della pronipote) Camilla, non dimentica mai chi non c’è più, a cominciare dall’amata moglie Ines, cui rende visita ogni giorno. «Alla Casa del silenzio (il cimitero...), comunque saluto tutti chiamandoli per nome, sennò non mi sentono - scherza ma non troppo - anche se poi non risponde mai nessuno...». —