Finale, le “Manigolde” lanciano la sartoria sociale

Progetto innovativo a Manitese: nuova vita ai vestiti ormai scartati e un piano di inclusione per persone in difficoltà

FINALE. Gaia, Elisa, Paola, Maria Grazia, Cristiana, Rita, Sabrina, Giuliana, Lucrezia, Anna, Marinella, Paola, Bettina, Doriana, Mirella: ecco le prime Manigolde, alcune delle quali storiche attiviste di Manitese, che stanno dedicando il loro tempo ad un nuovo, entusiasmante progetto di sartoria sociale nella sede di Canaletto. E l’idea, che tanto idea non è più visto che da lunedì partiranno i corsi e la produzione, è quella di sfruttare al massimo le varie competenze per arrivare a produrre una collezione di vestiti attraverso la rielaborazione di abiti usati e tutto quanto può essere recuperato.

Gli esperti la chiamano “economia circolare” che semplificando significa: recuperare prodotti destinati a macero o alla discarica per ridare loro una nuova vita, più attuale se si vuole, ma alla cui base c’è l’arte della produzione artigiana. Ma le Manigolde non saranno sole in questa nuova sfida visto che i partner dell’iniziativa rispondono al nome di Mantovanibenne, Regione, Comune di Finale e chissà, magari altre aziende associate a Confindustria Emilia. Il tutto con un’ulteriore ambizione: inserire nel circuito produttivo anche persone disagiate, che magari necessitano di imparare un nuovo lavoro dal quale ritrovare una doverosa dignità sociale. .

“Dedicato a chi con gli stracci dei suoi sbagli ci fa un vestito nuovo e ricomincia” è la frase scelta per il progetto ManiGolde. E proprio dagli stracci le volontarie hanno scelto di avviare un’esperienza innovativa per il territorio. Il quartier generale è stato individuato a Manitese dove, da decenni, è attivo un mercatino dell’usato capace di proporre prodotti e vestiario di qualità che giusto l’altro ieri è stato scelto da una neo-laureata per discutere la tesi e poi fare festa. Ebbene, in un’ala della sede autocostruita e autofinanziata è stato ricavato il nuovo laboratorio che dalla prossima settimana ospiterà i macchinari per il taglio, il cucito, il ricamo e il confezionamento delle nuove creazioni. È stata l’azienda Mantovanibenne di Mirandola a pagarli, seguendo una linea operativa che da alcuni anni l’amministratore delegato Roberta Mantovani ha intrapreso.

«In officina i miei operai ormai mi tengono da parte i pezzi di scarto - spiega - perché da tempo stiamo cercando di dare loro un futuro, aprendoci all’arte. Con il nostro ferro l’artista Adolfo Lugli ha creato due sculture esposte al Festival della Filosofia, e le nostre rondelle sono finite negli abiti vintage della stilista carpigiana Emanuela Giovanardi (oltre che nella cartella stampa diffusa ieri alla presentazione). Queste ragazze sono contagiose, venendo qui ho scoperto un mondo che mi piace molto e che come Mantovanibenne abbiamo deciso di sostenere. Ora mi auguro che altre aziende facciano lo stesso».

Auspicio subito raccolto da Simone Gramellini, direttore dell’area Capitale umano di Confindustria. «Sono sicuro piacerà molto, lo porterò già lunedì sul tavolo del presidente e cercheremo di diffonderlo il più possibile».

Chi ha sposato subito il progetto è la politica: il Comune, presente con il vice sindaco Lorenzo Biagi, ha già garantito un appoggio e la Regione, tramite l’assessore Palma Costi ha già indicato alcune strade da intraprendere. «Siamo di fronte ad un’esperienza unica di innovazione sociale. Ma credo che il welfare sempre più debba diventare un settore produttivo. Qui c’è davvero tutto ciò che serve: un progetto esaltante, i soldi, competenze; ora bisogna farlo conoscere anche tramite i canali e gli strumenti che la Regione mette in campo. Ma penso anche a creare rapporti con il distretto della moda di Carpi (in sala l’ex sindaco Enrico Campedelli): sarebbe un errore non trovare contatti».

E poi ci sono loro, le Manigolde, manipolo di coraggiose ragazze consapevoli di aver creato un percorso affascinante e stimolante, ma che ora deve trovare sostenibilità. «Noi lunedì iniziamo davvero - dicono in coro - il gruppo è aperto, chi ha voglia ci venga a trovare perché più siamo e più competenze possiamo mettere a disposizione». —


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