La selezione nei vigneti

Ogni vignaiolo ha da sempre grande attenzione sulla tutela del patrimonio genetico dei propri vigneti. Per assicurare qualità e resistenza si sono messe in campo attività di miglioramento genetico e sanitario in grado di fornire cloni selezionati a monte della filiera vivaistica.

Con la “selezione clonale” si riproducono le piante scegliendo in una zona particolarmente vocata le gemme che durante l’anno hanno prodotto la migliore quantità e qualità di uva, per metterle su portainnesti tipici della zona e farle diventare dopo una serie di accurati controlli agronomici e sanitari, le capostipiti di popolazioni derivanti da uno stesso genitore, attentamente controllate e certificate.

Questa tecnica offre una maggiore garanzia sulla salute del frutto, una minore biodiversità genetica e quindi una maggiore uniformità di prodotto da lavorare. In alternativa con la “selezione massale”, il miglioramento del vigneto avviene partendo dai migliori tralci di vite a livello di salute ed adattamento, che vengono innestati e lasciati crescere in vivaio prima di essere ripiantati. In questo caso abbiamo da un lato una minore uniformità qualitativa ma dall’altro una maggiore diversità genotipa perché ogni piantina è differente. In generale la selezione clonale è un processo piuttosto lungo e costoso e difficilmente si usa per i vitigni meno diffusi come la gran parte degli autoctoni che si stanno recuperando negli ultimi anni.

Ogni tecnica ha i suoi pro e i suoi contro e va utilizzata a seconda della disponibilità di materiale e del tipo di vino che si vuole fare. —