Maranello. Il dolore di un padre diventa un libro «Così mi sono salvato»

L’ingegnere Marco Giovanelli ha perso la piccola figlia Sofia «La mia vita è cambiata e scrivere è stato necessario»



MARANELLO. La necessità di rileggere il dramma, di riscoprirlo, rivederlo; la necessità di rimettere a posto tutti i pezzi di un puzzle complicato dopo che la mente si è frammentata sotto la pressione del dolore. La scrittura come ancora di salvataggio: questo, in sostanza, vuole essere “Lei era Sofia - Una storia familiare”, libro pubblicato dal maranellese Marco Giovanelli ed edito da Pendragon. Appassionato di sport e politica, a cui ha anche partecipato attivamente, Giovanelli è laureato in Ingegneria meccanica e per un decennio ha lavorato come progettista meccanico. È sposato e, oltre che di Sofia, è padre di altri due figli, Lorenzo ed Edoardo.


«Sofia era mia figlia - racconta - nostra figlia. Quando aveva due anni abbiamo scoperto che era malata, aveva un neuroblastoma posizionato all’altezza della ghiandola surrenale, nella zona peritoneale». E così, il 3 luglio 2010 comincia il percorso di Sofia dentro l’ospedale per cercare di combattere la malattia. La bambina, però non ce la fa, e muore il 27 marzo 2011, dopo nove mesi di calvario.

Dopo la morte della figlia, la vita di Giovanelli cambia radicalmente, a partire dalle piccole cose che puntellano la quotidianità. «All’inizio c’era la voglia di ripartire con la vita di tutti i giorni per poi scoprire che, però, quella vita non mi calzava più. Andare a lavorare era un peso, quelle che per gli altri erano priorità per me erano cose inesistenti. Da lì l’idea di chiudere tutto».

E così, Marco, supportato dalla sua famiglia, ha iniziato a lavorare con suo fratello in un’impresa edile, ritrovando la sua dimensione: «Il lavoro manuale - spiega - mi aiutava a scaricare la tensione». All’inizio, il percorso è difficile e due eventi riescono a salvarlo dalla depressione. «Innanzitutto la nascita di Edoardo, che adesso ha sei anni. E, in secondo luogo, l’incontro con una psicoterapeuta che ha saputo dialogare con me nel modo giusto». Ed è proprio la psicoterapeuta che suggerisce a Giovanelli l’idea di iniziare a scrivere, di mettere i propri pensieri su carta. «Il mio percorso di scrittura - prosegue - è iniziato cinque anni fa. Inizialmente pubblicavo i miei pensieri su Facebook, dove mi piaceva donare e condividere quello che sentivo, anche perché, lì, avevo collegamenti con genitori che avevano vissuto il mio stesso lutto».

Poi, l’incontro con Annalia Vandelli: «È nato così il progetto, più articolato, di mettere insieme questi pezzi di scrittura e farne un libro. Lei mi ha indirizzato al suo editor». —