Modena. Se l’Umarell e la Braghera diventano icone trendy

A ruba le magliette parlanti (in dialetto) che Daniele e Paolo propongono da “Hope Disorder”  Quelle sui pensionati «vanno alla stragrande anche a Bologna». La scelta eco dei materiali 



MODENA Sociopoliticamente l’italiano è la nostra lingua dominante, ma da un anno c’è una piccola enclave orgogliosamente modenese che sta nobilitando l’uso del dialetto come idioma trendy. È lo store “Hope Disorder” di Corso Canalchiaro 99 dove Daniele Carboni e Paolo Venturelli stanno facendo parlare tutti in modenese grazie alle loro t-shirt.

 

«Quando questo progetto è partito per gioco un anno fa - racconta Daniele - non ci immaginavamo che potesse riscontare un gradimento così alto». Invece le magliette parlanti con hashtag che raggruppano categorie particolarmente care a tutti in città, sono diventate un must have che ha oltrepassato le mura di Modena per colonizzare la “nemica” storica Bologna dove «la t-shirt “Umarell” è andata alla stragrande ma - continua Carboni - la cosa che ci ha fatto più piacere è stata vedere sui social i tanti ragazzi che vivono, lavorano o studiano all’estero indossare con orgoglio le nostre maglie. Il senso di appartenenza è un legame davvero forte».Alle storiche “braghera” (chiacchierona, per chi non masticasse la lingua gialloblu) e “ciocapiat” (contaballe, affabulatore ) si sono aggiunte altre best seller come quelle con l’hashtag motoristico “dagdalgas”, il sensazionalistico “scomed”, il tradizionale “fa a mod”, l’irriverente “sugaman”, il patriottico “I love Modena”,

 

il sacro tanto caro alle nonne “stradora” che è gettonatissimo anche come regalo di Natale. Le t-shirt sono tutte in cotone organico 100% e sono stampate in laboratori gestiti da ragazzi giovani per aiutare le loro imprese a crescere. «Da un po’ di tempo stiamo portando avanti una battaglia etica per un consumo più sostenibile - racconta Daniele - vediamo troppa gente dipendente dall’acquisto compulsivo che non solo fa spendere tanti soldi, ma ha anche un impatto ambientale notevole alimentato dalle grandi catene d’abbigliamento.

Nel nostro negozio troverete solo capi di ricerca, di piccoli brand provenienti da tutto il mondo, ma che hanno in comune il fatto che sono realizzati in tessuti naturali in laboratori dove i lavoratori sono rispettati moralmente ed economicamente». Se in principio le magliette erano declinate solo nei colori basici nero e bianco, ora sono disponibili anche in alcune stampe, come quella maculata che è andata a ruba, a righe, in verde militare, in grigio e la gamma si è estesa anche con felpe ed oggettistica come la borraccia eco con hashtag “bevroun” e l’ultimo nato, l’ombrellino portatile con la “classica” esternazione “temp ed m....” e potete concluderla voi. «Non so quanto ancora andrà avanti questa avventura del nostro scarabeo del “disorder lab” - conclude Daniele - ma ci godiamo il momento e siamo davvero contenti d’aver fatto un prodotto trasversale che piace a più generazioni. Ora, con il Natale alle porte, stiamo raccogliendo suggerimenti per personalizzazioni, ma il tempo stringe quindi se ne volete una “dev ‘na mosa”». —