Modena. “Noi siamo alberi”: c’è un ambiente a misura di ragazzo

 L’associazione L’Asino che Vola ha coivolto gli studenti delle medie Marconi e del centro socio-riabilitativo Mario Del Monte

MODENA. “Noi siamo alberi” è un progetto di educazione ambientale e di integrazione: l’associazione L’Asino che Vola, assieme alla cooperativa Il Megafono e alla biblioteca Crocetta, ha promosso l’iniziativa, rivolta ai ragazzi delle scuole medie Marconi e del centro socio-riabilitativo Mario del Monte. Marco Cugusi, fondatore dell’associazione l’Asino che Vola, ce lo racconta così.

Cos’è “Noi siamo alberi”?


«Abbiamo avuto un contatto col portierato sociale di R-Nord al fine di organizzare, come associazione culturale, un progetto che ha a che fare con la sicurezza e la comunità. Vogliamo migliorare quel pezzo di città piantando alberi».

La prima fase del progetto comprende lo studio conoscitivo delle piante. È perché bisogna conoscere per amare di più?

«Sì, se uno conosce, ama meglio. Ma è anche importante capire se le piante sono compatibili con l’ambiente, il tipo di terreno, il clima; inoltre è un modo per catturare l’attenzione dei ragazzi attraverso le immagini».

Hanno partecipato anche i ragazzi disabili del centro Mario del Monte, per la parte pittorica e creativa.

«È come se la loro profondità emotiva fosse un arricchimento per la collettività, una profondità che, con tutti i nostri impegni e la nostra fretta, forse stiamo perdendo. Ho alle spalle trent’anni di attività come educatore, e posso dire questo: persone che sulla carta non sono capaci sono in realtà una risorsa. Ho visto ragazzi del centro insegnare nelle scuole come fare la carta riciclata, altri ancora come far nascere una piantina di basilico. I ragazzi oggi imparano l’astrazione, mentre loro lavorano sul lato manuale, ma non solo: c’è anche il teatro, in cui hanno una naturalità incredibile. L’interazione sociale arricchisce tutti i membri della comunità, è uno scambio continuo».

Avete affidato la lettura di un libro ai ragazzi delle scuole medie, come parte del progetto educativo: “L’uomo che Piantava Gli Alberi” di Jean Giono. Nel racconto gli alberi diventano il modo per restituire la vita allo scheletro di un villaggio spento. C’è un parallelismo col nostro mondo?

«Certo, penso ad esempio a Greta Thunberg come all’uomo che piantava alberi, mite, che ridà vita alle sue zone. Non solo, riesce anche a trasformare la propria attività produttiva nel momento in cui si rende conto che nuoce all’ambiente, e da pastore si fa apicoltore. È un vivere in simbiosi con la natura che ormai abbiamo perso». —