Ndrangheta, maxi blitz contro le cosche: ai domiciliari Polistena, l'uomo delle ibernazioni

Oltre 300 arresti in tutta Italia e all'estero. E' il bilancio di una maxi operazione contro la 'ndrangheta condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia che ha disarticolato - di fatto - tutte le organizzazioni di 'ndrangheta della provincia di Vibo Valentia, facenti capo alla cosca Mancuso di Limbadi.

REGGIO CALABRIA Oltre 300 arresti in tutta Italia e all'estero. E' il bilancio di una maxi operazione contro la 'ndrangheta condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia che ha disarticolato - di fatto - tutte le organizzazioni di 'ndrangheta della provincia di Vibo Valentia, facenti capo alla cosca Mancuso di Limbadi.

I militari stanno eseguendo una misura cautelare, emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della procura distrettuale, a carico di 334 indagati, accusati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed altri reati aggravati dalle modalità mafiose. Contestualmente è in fase di notifica agli indagati anche un provvedimento di sequestro beni per un valore di circa 15 milioni di euro.

E tra gli arrestati anche un volto noto modenese. Si tratta dell'imprenditore funerario Filippo Polistena, balzato agli onori della cronaca per aver iniziato a sperimentare in Italia il meccanismo dell'ibernazione delle salme in società con un socio russo. Per lui l'accusa è di concorso in frode nelle pubbliche pornmiture. Accompagnato in caserma a Carpi, per l'identificazione e le procedure giudiziarie del caso poi potrà usufruire degli arresti domiciliari

Altri 82 sono finiti sotto inchiesta per un totale di 416 persone coinvolte nel maxiblitz. Fra gli arrestati c'è anche un ex parlamentare di Forza Italia, l'avvocato Giancarlo Pittelli, più altri legali fra cui Francesco Stilo, di recente noto alle cronache come difensore del titolare dell’assegno da 100milioni di euro, beccato alla frontiera con la Svizzera. In manette sono finiti anche il sindaco di Vibo Pizzo e presidente regionale dell'Anci, Gianluca Callipo, (omonimo ma non relazionato al candidato del centrosinistra per le regionali), il comandante della polizia municipale di Vibo Valentia Filippo Nesci, Danilo Tripodi, impiegato del Tribunale di Vibo Valentia, più una serie di professionisti. Coinvolti anche noti imprenditori come Antonio Prestia, titolare di una nota ditta di costruzioni, Gianfranco Ferrante del settore ristorazione, Mario Artusa del settore abbigliamento, Francesco e Carmelita Isolabella di Pizzo Calabro.

Travolti dall'inchiesta "Rinascita- Scott" anche boss di storici casati di ‘ndrangheta. Fra loro c’è anche il patriarca Luigi Mancuso, fin dagli anni Novanta autorizzato a parlare in nome e per conto dell’élite della famiglie calabresi. “Questa è un’indagine seria, concreta, fondata – dice il procuratore, che ha seguito da vicino le operazioni di questa notte – ho iniziato a lavorarci dal primo giorno in cui ho messo piede a Catanzaro”. L’inchiesta ha permesso di far emergere le cointeressenze dei clan con personaggi del mondo politico e dell’imprenditoria, ma ha permesso anche di documentare summit, riunioni e incontri fra boss e affiliati. Nel corso delle indagini è stato trovato anche un pizzino che per la prima volta documenta la formula con cui viene conferito il “tre quartino” uno dei più alti gradi di ‘ndrangheta.

Oltre 2500 uomini del Ros dei carabinieri e del comando provinciale di Vibo Valentia sono entrati in azione in contemporanea in Calabria, ma anche nel resto delle regioni d’Italia in cui la ‘ndrangheta vibonese si è ramificata. Supportati anche da unità del Gis, del Reggimento Paracadutisti, degli Squadroni Eliportati Cacciatori, dei reparti mobili, da mezzi aerei e unità cinofile, gli uomini del Ros hanno fatto scattare le manette in Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata, ma anche all’estero in Germania, Svizzera e Bulgaria in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria di Catanzaro. Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, i militari dell’Arma stanno notificando anche un provvedimento di sequestro beni per un valore di circa 15 milioni di euro.

Per tutti gli arrestati, le accuse a vario titolo sono di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed altri numerosi reati aggravati dalle modalità mafiose. Per sistematizzarle e riportarle ci sono volute 250 pagine della monumentale ordinanza di custodia cautelare, lunga oltre 13500 pagine, con cui la procura antimafia di Catanzaro ha ricostruito la storia criminale, i rapporti, le relazioni e gli affari della ‘ndrangheta vibonese.

Oltre 5milioni di fogli di carta, stampati altrove per ragioni di sicurezza e portati giù con diversi camion blindati per essere consegnati agli arrestati. I dettagli dell’operazione verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 nella sede della Procura della Repubblica di Catanzaro alla quale parteciperanno il Procuratore di Catanzaro - Nicola Gratteri , il Comandante del Ros - Generale di Divisione Pasquale Angelosanto e il Comandante della Legione Carabinieri Calabria - Generale di Brigata Andrea Paterna.

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