«Il nostro Dio? Lo spaghetto volante», apre a Modena la chiesa Pastafariana

Ieri in piazza Grande battesimo ufficiale del nuovo “credo” che coniuga difesa della libertà con il buon cibo e il buon bere

MODENA. Il cappello da pirata è l’abito talare, insieme all’immancabile scolapasta, i comandamenti si sono trasformati in “condimenti”, il vescovo è il “frescovo”, i battezzati sono i “pastezzati” e la parrocchia si è trasformata in “pannocchia”.



La chiesa Pastafariana nel tardo pomeriggio di ieri ha debuttato ufficialmente a Modena. E lo ha fatto con rituali tra il serio e il faceto, nei quali, però, i “pastezzati”, arrivati da tutta Italia per l’occasione, credono moltissimo. È nata, così, all’ombra della Ghirlandina, con tanto di scolapasta “santificato” dalla bevanda sacra del Pastafarianesimo, la birra, la “pannocchia balsamica” di Modena. I seguaci di questa religione di derivazione americana sono «una trentina in città, nonostante non sia facile contarli perché qui siamo approdati soltanto nell’estate scorsa», afferma il “frescovo” Leonardo Filippelli, ribattezzato dopo il rito pastafariano “Capitan tortellino non ce l’ho qualcosa”, ma puntano ad espandersi. «Vogliamo essere riconosciuti dallo Stato, accedere all’8 per mille, avere i nostri cappellani e insegnare la nostra religione nelle scuole, oltre ad appendere il nostro simbolo religioso negli uffici pubblici» conferma Filippelli.



Lo scolapasta, ribattezzato colandro per attribuire maggiore solennità al momento, è stato innaffiato di birra è stato depositato sull’albero di Natale ai piedi del Comune, in piazza Grande, «nella speranza che dall’amministrazione arrivino tanti dobloni» ha aggiunto Filippelli con la singolare benedizione che ha richiamato un buon numero di curiosi. E armati di scolapasta, cappello da pirata con spille arcobaleno da cui si evince la vicinanza alle battaglie per i diritti, che siano quelli promossi da Luca Coscioni, o dall’Arcigay, i Pastafariani si sono dati appuntamento sotto la Ghirlandina da tutta Italia. Questo in nome della “frittellanza” che unisce frittelli e frittelle, alias fratelli e sorelle. Tra loro c’è anche Dado Mutti, ossia “Mastro barbaspiedo” dopo il “pastezzo”, “frescovo” di Brescia, componente del direttivo nazionale.



«Il nostro Dio è il Prodigioso spaghetto volante - racconta Dado Mutti - ed è ancora ubriaco da quando ha creato il mondo. Lo scolapasta, per noi, è il filtro per fare uscire nel mondo le idee positive e trattenere le idee inutili. La benda sull’occhio stile pirata ci aiuta a ricordare di guardare le cose da un altro punto di vista. La birra è la nostra bevanda sacra: il Prodigioso creò un vulcano di birra e ubriacandosi di quello diede vita al mondo. Un momento di ebbrezza alcolica che spiega il motivo delle imperfezioni del mondo». I Pastafariani osservano anche un giorno sacro, di riposo: il Beverdì. «Il nostro Dio, arrivato al quarto giorno, il giovedì, ha visto che ormai aveva già creato tutto - continua Mutti - Così ha pensato di riposarsi. Ecco che nasce il Beverdì, ovvero il giorno di riposo. Il terzo del mese, poi, è il Beverdì unto, in cui tutti i fedeli della stessa città, ma anche oltre i confini, si ritrovano».

Modena, "Il nostro Dio? Lo spaghetto volante": in città i Pastafariani



Al posto dei tradizionali comandamenti la chiesa Pastafariana propone otto condimenti. «Il tema comune è la libertà di essere se stessi, senza nuocere al prossimo - conferma Mutti - Noi non abbiamo comandamenti, o imposizioni e ognuno dei condimenti inizia con “Io preferirei davvero che...”. Suggerimenti per vivere in armonia con le altre persone e il nostro mondo. Non siamo una parodia».

Durante il taglio del nastro per la nuova “pannocchia balsamica” c’è stato anche un “pastezzo” davanti alla ciurma modenese. Poche domande sintetiche in cui il nuovo seguace è “rinato” con un nuovo nome. —