A Modena è nato il presepe «scomodo» con i nomi dei migranti annegati in mare

All'esterno della Madonna Pellegrina i pannelli, dentro coperte e salvagenti. Don Matteo: «Occasione per meditare»



MODENA L’idea è nata in seguito alla “Settimana delle migrazioni” che si è svolta a Castelnuovo Rangone. Il parroco di Castelnuovo, don Fabrizio Colombini, fa parte della comunità presbiterale dove sono anche parroco e cappellano della Madonna Pellegrina, rispettivamente don Matteo Cavani e don Federico Manicardi. E proprio dal più giovane, don Federico (che ha fatto l’accademia di Belle Arti) è venuta l’idea e ne ha curato la realizzazione. L’idea di un presepe decisamente fuori dagli schemi, che parte fuori dalla chiesa con alcuni pannelli dorati con sopra i nomi di alcuni delle oltre 30mila vittime annegate in Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa, e che prosegue dentro, anche con le coperte e i salvagenti che vengono utilizzati dagli stessi migranti.

LA SCELTA Ne parliamo con don Matteo Cavani, parroco da diversi anni della grande parrocchia della periferia cittadina: «Abbiamo fatto questa scelta anche perché nel Vangelo, in particolare in quello di Matteo, si parla della nascita di Gesù legata a momenti drammatici, come la fuga in Egitto e la strage degli innocenti. Il Vangelo ci presenta la nascita, potremmo dire il presepe, in un contesto molto faticoso e drammatico, l’idea viene da lì». Le persone si avvicinano incuriosite e poi…: «Noto che tanti sono attratti personalmente e poi visita il presepe approfittandone per fare un momento di riflessione personale e di meditazione, per pensare un po’. Il presepe è visibilmente molto attraente e da lì le persone si avvicinano per poi avere una spiegazione che prosegue nella riflessione personale. Qualcuno ha apprezzato questo presepe e lo ha detto esplicitamente, nessuno mi ha detto niente in senso contrario. Non so, magari succede questo anche perchè nessuno si attenta a lamentarsene con me…». Di certo, però, davanti a questo presepe “a tappe” ci si ferma volentieri: «È dislocato in questo modo e soprattutto dall’esterno questi pannelli dorati esercitano una certa attrazione. È stato pensato per il luogo dove si trova ed è anche un invito a fare un piccolo percorso: la logica dell’incarnazione è una logica dinamica, è un cammino e tutti siamo chiamati ad accettare di fare un piccolo itinerario personale».

LA CURIOSITA' La curiosità è anche data dalle statue, che sono esattamente le stesse utilizzate ogni anno. Ancora don Cavani: «Ci è piaciuto farlo, non avevamo altri obiettivi se non quello che questo presepe potesse dire una parola per noi. A parte l’allestimento, appunto, la sacra famiglia e le statue sono quelle che solitamente si mettono in chiesa. Le stesse che solitamente si utilizzano per fare il presepe ogni anno. No, non abbiamo pensato per ora di portarlo altrove». Il presepe attira anche riflessioni e preghiere da parte dei fedeli che si accostano alla natività ‘scomoda’ della Madonna Pellegrina (e del resto, quale presepe se ben osservato non è scomodo?).

Proprio ieri accanto a una delle statue è apparso un bigliettino con questa frase: “Ti sei rivestito della nostra umanità e ne hai fatto la tua casa, portandola con amore, nonostante tutto, fino alla croce. Dio di misericordia e di tenerezza. Insegnaci la via della vita”. —