Cavezzo. Trovato un frammento del meteorite caduto nella notte di Capodanno

Scoperto a Ponte Motta di Cavezzo dal mirandolese Davide Gaddi sull’argine del Secchia a Ponte Motta. Entusiasmo, curiosità e prime conferme dagli specialisti presenti

CAVEZZO. Alla fine è spuntato sull’argine del Secchia, a Ponte Motta. Un frammento del meteorite caduto la sera di Capodanno era sul sentiero.

L’impossibile è diventato realtà grazie a un rinvenimento fortuito a opera di Davide Gaddi, 51 anni, mirandolese, che stava portando a spasso il suo cane Pimpa sulla camminata che costeggia l’argine. Diventato famoso tre anni fa per i suoi 4mila chilometri in bicicletta da Mirandola a Capo Nord, Gaddi non è nuovo a imprese sportive fuori dal comune. Questa volta si è superato con un exploit in campo scientifico, anche se lui di mestiere fa tutt’altro, visto che è capomagazziniere in un prosciuttificio: la geologia non è il suo forte.



Ma la curiosità e lo spirito d’osservazione sono stati più coinvolgenti della formidabile conoscenza tecnica degli altri specialisti.

«Avevo letto sul giornale della caduta del meteorite nella zona - racconta pochi minuti dopo il ritrovamento, alla piccola folla di appassionati radunati col tam tam telefonico - Ho notato quel sassolino che non aveva niente in comune con gli altri sull’argine e l’ho preso in mano per guardarlo meglio. Non so perché ma ho pensato subito alla meteorite e per telefono, immediatamente, ho cercato di mettermi in contatto con chi ne sapeva più di me, per avere un supporto scientifico sul ritrovamento. Magari quello che avevo in mano poteva essere utile a qualcuno». Così è stato. Con un breve giro di telefonate ha raggiunto gli specialisti della rete Prisma, già operativi all’Osservatorio Astronomico Montanari. Da ieri mattina erano infatti a Disvetro, nella sede che da due giorni è il quartier generale di ricercatori arrivati da ogni parte.



Poco dopo l’appuntamento davanti al parcheggio di Disvetro. La prima reazione di chi vive di pane e meteoriti è stata di incredulo entusiasmo.

«Come? Dove? Quando l’ha trovata? Posso vederla da vicino?». Il primo a voler toccare quella specie di pietra miracolosa, arrivata nella Bassa dagli spazi interplanetari, è stato Romano Serra, tecnico che tiene lezioni al laboratorio di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna. Ieri è arrivato a Cavezzo di buonora da San Giovanni in Persiceto, dove abita, assieme agli amici con cui condivide la passione per i pianeti. Dotato di una parlantina inesauribile e un eloquio che spazia dalle nozioni scientifiche agli aneddoti nelle ricerche in giro per il mondo, Serra è rimasto senza parole quando ha visto materializzarsi il sogno di ogni geologo, di ogni cercatore di meteoriti. E da lì è partita immediata l’offerta per portare in laboratorio il reperto.

Entusiasta anche Corrado Varini, informatico di Rovereto sul Secchia, appassionato di vulcani e impegnato in prima linea con l’Osservatorio. «Quando verrà confermata la scoperta - dice - sarà un gran giorno anche per il lavoro di tanti appassionati che sono a fianco del mondo accademico nella ricerca». —