Cavezzo. Meteorite, alla ricerca dei pezzi perduti «Ritrovamento sensazionale, si continua»

Appassionati ed esperti in arrivo da Toscana, Romagna e Veneto. Analisi con standard internazionali all’ateneo di Firenze 

CAVEZZO. Prima trenta, poi quaranta e poi cinquanta e oltre, dal primo mattino sino al tramonto.

I cercatori di meteoriti sono arrivati da tutta Italia nelle campagne tra Cavezzo, Disvetro e Ponte Motta.

Cavezzo: i cacciatori di meteoriti a caccia di preziosi frammenti

Il frammento ritrovato dal mirandolese Davide Gaddi ha scatenato una corsa all’emulazione, per trovare nella stessa zona gli altri due, tre pezzi che presumibilmente dovrebbero trovarsi a non molta distanza. Tutti facevano parte dell’unico pezzo di roccia arrivato dalla notte dei tempi sino a noi. Intatto. È nato assieme al Sole, all’alba della creazione, ed è caduto da una distanza di 300 milioni di chilometri.



Terzo caso al mondo

«L’eccezionalità del meteorite ritrovato a Cavezzo è fuori discussione - conferma Giovanni Pratesi, docente all’ateneo di Firenze - e sta soprattutto in due aspetti. Da un lato il suo ritrovamento è avvenuto a poche ore di caduta dal cielo e questo ci permette di studiare il reperto senza tutte le alterazioni che la permanenza sulla terra si porta dietro, dalle ossidazioni all’invecchiamento. Ma il secondo aspetto, che lo rende unico a livello mondiale, è il ritrovamento in seguito al calcolo della traiettoria dopo l’avvistamento, grazie alla rete Prisma di segnalazione. È la terza volta che questo è successo, in tutto il mondo».



«Calcolare la direzione della caduta ci permette di unificare molte conoscenze e risalire precisamente alla provenienza - aggiunge Vanni Moggi Cecchi, pure lui dell’università di Firenze - Ora si dovrà lavorare per le classificazioni e faremo noi il report per la Meteoritical Association che si trova negli Stati Uniti e che raccoglie e mette in rete tutti i dati e le ricerche sui meteoriti. Quanto è antico il reperto di Cavezzo? Circa 4,5 miliardi di anni, ovvero l’età del nostro sistema solare. Insomma, è nato insieme all’universo in cui ci troviamo oggi».

Sarà forse per questo brivido, per la provenienza dall’alba del creato, che tanti cercatori dilettanti e appassionati di lungo corso si sono precipitati nella Bassa alla ricerca degli altri frammenti. Così, per sana prudenza, sono stati allertati anche due nuclei della Protezione Civile del paese che hanno accompagnato i più volenterosi nell’area a forma ovale che secondo i calcoli doveva essere la migliore per il ritrovamento.

Rete “prisma” decisiva

Sulla direttrice che va dall’argine di Ponte Motta al cimitero di Disvetro hanno preso d’assalto dal primo mattino ogni passaggio, stradello o sentiero tra i poderi che portano all’Osservatorio Astronomico “Montanari”.

Lì, come un ufficiale di collegamento e proiettato al centro di un’inaspettata notorietà, è stato presente tutta la giornata Mauro Facchini, il volto più noto dell’Osservatorio, sempre pronto a fornire informazioni, dalle traiettorie celesti alla viabilità terrestre per orientarsi nelle strade della Bassa. I più creativi tra i cercatori sono arrivati con moglie e figli, i più metodici avevano metal detector professionali. Ma non mancavano quelli autocostruiti, portati dalla squadra del gruppo di appassionati di San Giovanni in Persiceto, animatori del locale museo naturalistico e capitanati da Romano Serra, dell’ateneo di Bologna, uno dei padri storici delle ricerche di meteoriti in Italia. «Anche se non sono stati trovati altri frammenti di quella meteorite caduta a Capodanno - spiega con un entusiasmo poco trattenuto - nulla ci impedisce di cercare anche oggi e nei prossimi giorni o settimane i pezzi mancanti. Invito tutti coloro che potessero dare informazioni, o si trovassero davanti un pezzo di roccia simile alle meteoriti, a darne comunicazione all’Osservatorio Astronomico per le conferme».

«Per capire da vicino la scoperta di Cavezzo - spiega Umberto Repetti, presidente di dell’associazione di Meteoriti Italia con sede a Belluno - basti dire che le spedizioni spaziali costate miliardi di dollari hanno portato a terra qualche quintale di pietre dalla Luna e pochi altri campioni. Qui invece abbiamo ritrovato, intatto, un pezzo di roccia che ha caratteristiche uniche. Gratis».

«In effetti - aggiunge Alberto Carbognani, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna - il calcolo delle traiettorie con il sistema Prisma è stato fondamentale per arrivare a questo risultato». —


 

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