È deciso: il meteorite si chiamerà Cavezzo

La dicussione nella comunità scientifica internazionale pare conclusa: il reperto prenderà il nome del paese. Intanto si pensa ai fondi per dotare l’Osservatorio del macchinario e inserire Disvetro nella rete Prisma di avvistamento

CAVEZZO. «Un piccolo passo per l’uomo e un grande passo per l’umanità». Esattamente a cinquant’anni di distanza da quando l’astronauta Neil Armstrong pronunciò queste parole mettendo il primo passo sulla Luna, anche in Italia il ritrovamento del meteorite tra Disvetro e Ponte Motta ha creato lo stesso entusiasmo. E non solo tra gli appassionati di stelle e geologi che anche ieri hanno affollato i campi. Mettendo in conto qualche mugugno dei residenti della zona.



Una fama mondiale. Anche la comunità scientifica si sta mobilitando. Come accade in questi casi il nome del meteorite prenderà il nome del paese in cui è stato trovato e con questo appellativo verrà inserito, in tutte le lingue, nella catalogazione internazionale. Da New York a Sidney, passando per Mosca e Johannesburg, si studierà nelle università il “Meteorite Cavezzo”. Non è un caso se domenica sono arrivati a Cavezzo quasi la metà della decina di superspecialisti che in Italia si occupano esclusivamente di meteoriti e che sono in grado di studiarli, catalogarli e valorizzare la mole di informazioni che potranno portare. «È un pezzo eccezionale perché è fresco - commenta il professor Giovanni Pratesi dell’Università di Firenze che ha ricevuto in deposito il reperto per studiarlo in laboratorio - Non è stato alterato da agenti atmosferici, dall’invecchiamento terrestre come quelli che si trovano a distanza di tempo dalla caduta nei deserti o ai poli».

In altre parole il “Meteorite Cavezzo” potrebbe diventare, nel campo delle conoscenze del cosmo, quello che la Stele di Rosetta, due secoli fa fu per la decifrazione dei geroglifici egiziani.

Nel frattempo l’eco del ritrovamento è arrivato anche al congresso mondiale di Honolulu dove una studentessa mirandolese di 25 anni, già socia e allieva dell’Osservatorio Astronomico Montanari, AndreaLuna Pizzetti, ha portato il suo contributo. Non male per essere uno dei dodici borsisti, a livello mondiale, selezionati dalla South Carolina University di Clemson (Usa) tra i più promettenti astrofisici del mondo.

Scelta non rinviabile . Ma non è tutto. La notorietà internazionale dell’Osservatorio Geminiano Montanari, che ha già scoperto otto pianetini e che ha dato il nome del paese a uno di questi, è stato tale da far rompere gli indugi per una scelta sinora rinviata. Il budget ridotto all’osso non ha permesso sinora l’acquisto delle attrezzature necessarie per inserire Disvetro nella Rete Prisma, il circuito degli osservatori che scrutano il cielo di notte alla ricerca di comete e stelle cadenti. Grazie a questa rete, e alla pazienza degli appassionati, l’avvistamento celeste ha permesso di trovare sull’argine del Secchia il meteorite di 4,5 miliardi di anni.

«Non possiamo più rimandare l’acquisto - ammette Mauro Facchini, il presidente del gruppo che garantisce il supporto scientifico e la gestione dell’Osservatorio - È solo questione di tempo ma troveremo i fondi necessari. Anche il sindaco è venuto a trovarci».

Non c’è dubbio che la giunta e l’intero paese vogliano valorizzare anche dal punto di vista turistico il ritrovamento. Il primo passo potrebbe per l’appunto essere quello di un contributo per l’acquisto di un macchinario che ha un costo vicino ai 1.500 euro. Sarebbe in buone mani; il gruppo di appassionati che regge l’Osservatorio ha già, oltre ai telescopi, un accelerometro che fa parte della rete di rilevamento Ingv per i terremoti e un altro per la rete di osservazioni meteo.

Nuova ricerca C’è infine un’altra linea di ricerca, anche questa tutta della Bassa, che potrebbe nascere se ci sono le persone e i cani disponibili. Il meteorite infatti è stato ritrovato per un’incredibile serie di coincidenze che ha portato il mirandolese Davide Gaddi a fare un allenamento sulle sponde del Secchia anzichè sul Po, dove pensava di andare in un primo momento. Ed è stata la sua cagnetta Pimpa ad annusare quel sasso che odorava di zolfo, attirando l’attenzione del padrone. nel mondo si sono osservati altri due, tre casi simili. «Quelli erano cani molecolari - spiega il bellunese Umberto Repetti di Meteoriti Italia - Ma ora cominciamo a pensare che le coincidenze non siano un caso. E magari si può ipotizzare un addestramento specifico». —
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi